Il Tirreno

Livorno

dopo l’aggressione alla scopaia 

Il rione è un dormitorio «La nostra è una chiesa nel mezzo del deserto»

Gianni Tacchi

Don Schiavone: «Di sera e di notte questa zona è isolata» Intanto il parroco Gregorio Baryn riascoltato in questura 

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Gianni Tacchi

livorno. Un quartiere residenziale, «un quartiere dormitorio», dicono da anni. File di condomini identici, uno accanto all’altro, quasi un labirinto per chi viene da altre zone. «A volte anche le ambulanze fanno fatica a trovare la via in cui devono intervenire», conferma un residente.

Una zona lontana dal centro che abbraccia Leccia e Scopaia, due quartieri che si guardano e si uniscono. E poi quella cattedrale nel deserto. Un cortile interno nascosto e protetto dalle mura, un campetto da calcio e gli orti sociali a circondare la struttura. Intorno, quasi il nulla. Palazzi dove la gente esce presto e torna all’ora di cena, un’edicola in un parcheggio sterrato, negozi e attività commerciali distanti centinaia di metri. Insomma, il posto ideale per gruppi di ragazzini che vogliono ritrovarsi nonostante le misure anti-Covid e il coprifuoco alle 22, un angolo invisibile dove proliferano microcriminalità, degrado e vandalismi. È qui, appena fuori la chiesa della Santissima Annunziata, che domenica sera il viceparroco don Gregorio Baryn è stato aggredito da un gruppo di adolescenti. Non quei ragazzi di 17-18 anni che segue da un po’ di tempo, con cui dialoga spesso «perché non puoi sempre aspettare che la gente venga in chiesa», ma un gruppetto ancora più giovane, forse 13-14enni.

il cortile della chiesa

Basta una mattinata tra via Olanda, via Spagna, via della Scopaia e via Inghilterra, il quadrilatero che delimita la parrocchia, per capire quanto sia isolata quella struttura. Zero passaggio, qualche residente che porta fuori il cane e la voce dei bambini del nido Pimpirulin. «Ecco, figuratevi di sera e di notte», interviene il parroco, don Raffaello Schiavone, da oltre dodici anni alla guida della super-parrocchia. Don Raffaello mostra le scritte sulle pareti esterne, indica le decine di sigarette «e di spinelli» lasciate per terra dagli adolescenti. «Quattro o cinque anni fa provammo a mettere un cestino. Volete sapere come andò? Gli diedero fuoco…», ricorda il parroco. Il problema è che in quella sorta di cortile interno si può accedere facilmente da tutti e quattro i lati della parrocchia: non ci sono recinzioni né transenne, «ma da lunedì lasciamo le luci esterne accese quasi tutta la notte e stiamo anche pensando di mettere un paio di cancelli, non una soluzione definitiva ma comunque un deterrente». A proposito dell’illuminazione, nei giorni scorsi c’è stato un botta e risposta tra maggioranza e opposizione in consiglio comunale. «Voglio chiarire una cosa – dice don Raffaello – per l’illuminazione il Comune ha fatto un ottimo lavoro sulle strade e le cose sono migliorate, manca solo un po’ di luce all’interno dei nostri spazi. Bisogna collaborare tutti insieme, nessuno si deve approfittare di questa situazione per questioni politiche. I controlli delle forze dell’ordine? In questi giorni ho visto diverse pattuglie della polizia, la sorveglianza è aumentata e siamo soddisfatti».

L’AGGRESSIONE

Ieri don Gregorio, come spiega per telefono al Tirreno, è stato convocato in questura «per raccontare di nuovo come sono andate le cose. Stanno andando avanti con le indagini», si limita a dire il viceparroco. Di certo l’aggressione ha lasciato il segno. «Gruppi di ragazzi ci sono quasi tutte le sere – prosegue – vengono anche dopo le 22, non indossano la mascherina, fumano e fanno confusione. E se provi a riprenderli, ti prendono pure in giro. Domenica scorsa è stato superato il limite. Perché quei ragazzini avevano un bastone? Stavano aspettando qualcuno per un regolamento di conti? E perché c’erano anche due persone adulte? Voglio capire. Negli ultimi anni abbiamo visto di tutto...». —

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