Il Tirreno

Livorno

MONSIGNOR GIUSTI ALLA FESTA DEL VOTO 

Il vescovo: è in arrivo una tempesta sociale

Mauro Zucchelli
Il vescovo: è in arrivo una tempesta sociale

Sos lavoro e casa, appello «a chi ha». Norme anti-contagio necessarie ma che caos (però a Livorno applicate con saggezza)

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LIVORNO. «Mi auguro che questa sia la prima e l’ultima volta che celebriamo la “festa del voto” in questo modo». Parola del vescovo Simone Giusti nel testo diffuso dalla curia per la festa con cui la Chiesa livornese ricorda quando nel 1742 la città venne salvata dal maremoto. La curia ha spezzettato in tre le celebrazioni per evitare assembramenti (di solito la messa pomeridiana è affollata) la liturgia in duomo è stata preceduta dalla preghiera in piazza Grande mentre i vigili del fuoco con l'autoscala hanno deposto una corona di fiori all’immagine della Madonna di Montenero al di sopra dei portici del Pieroni.

Giusti si fa voce anche del mugugno: queste norme sanitarie – afferma – sono «necessarie ma sempre più faticose da accettare e da rispettare anche per le loro tante, troppe incongruenze e disposizioni a volte incomprensibili nella loro specifica ragione sanitaria», dice il presule nel testo che ha messo nero su bianco per chiedere «più saggezza dai governati e rispetto per i cittadini lavoratori o studenti che siano».

In realtà, a Livorno «le autorità hanno mostrato grande equilibrio nell’applicare le norme». Giusti si augura che questa saggezza resti «anche nei prossimi mesi», visto che «la vaccinazione della popolazione va avanti lentamente e la pandemia continua a colpire duro anche a Livorno sia sul piano sanitario, sociale e relazionale specie per i giovani». Ma il vescovo ha un timore: che, fra mancanza di lavoro e guai per pagare gli affitti, dopo la pandemia arrivi «una tempesta sociale che molti annunciano peggio di quella del 2008». È per questo che «accanto al piano vaccinale è necessario anche a livello locale, un progetto per le prossime emergenze sociali che veda tutti uniti» in nome di uno sforzo di condivisione che abbracci anche «le risorse economiche e imprenditoriali».

Giusti ricorda che questi mesi di emergenza sanitaria sono stati «inizialmente chiamati “tempo sospeso” perché «in bilico fra smarrimento e speranza», poi d’estate siamo passati al “tempo ritrovato” con la speranza di esserci lasciati tutto alle spalle. Ma così non è stato.Per il vescovo abbiamo davanti tre strade: 1) lo sguardo al passato; 2) la fuga in «un futuro sicuramente migliore, dove tutto sarà come prima anzi meglio, falsamente rassicurante»; 3) fare i conti al presente «con la nostra fragilità, le nostre paure e il nostro desiderio di vita». È su quest’ultimo che insiste: invita a viverlo come la Madonna, che «ha visto quello che non era ma che sarebbe presto stato» (quando aspettava la nascita di Gesù). —

Mauro Zucchelli

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