Il Tirreno

Livorno

Gli avvocati livornesi perseguitati dalle leggi razziali da oggi per sempre in tribunale

Simone Fulciniti
Gli avvocati livornesi perseguitati dalle leggi razziali da oggi per sempre in tribunale

Scoperta la targa con i loro nomi, l’inaugurazione nella sede dell’Ordine. Il presidente Spagnoli: «Abbiamo mantenuto una promessa a noi stessi»

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LIVORNO. Una targa “in memoria degli avvocati livornesi e degli ebrei vittime delle leggi razziali e della Shoah”, è stata scoperta nei locali dell’ordine degli avvocati, presso il tribunale civile di Livorno in via de Larderel. Presenti alla cerimonia, oltre al presidente dell’Ordine suddetto Fabrizio Spagnoli, il presidente della comunità ebraica Vittorio Mosseri, gli avvocati Paolo Bassano e Carlo Borghi. 

«L’ordine degli avvocati di Livorno – dice Spagnoli –, in prosecuzione dell’iniziativa che intraprendemmo l’anno scorso, ha deciso di porre in un luogo fondamentale, nel quale ci riuniamo, e che simbolicamente rappresenta il cuore della avvocatura livornese istituzionale, una targa in onore di quegli avvocati livornesi che, con la promulgazioni delle leggi razziali, furono cancellati, radiati dall’albo in quanto ebrei; e nel contempo di tutti martiri della Shoa. In adempimento di una promessa fatta a noi stessi tempo fa».

Carlo Borghi, per questioni anagrafiche ha conosciuto i colleghi perseguitati. «Abbiamo avuto una vita insieme – spiega – , anche di natura familiare. Mi preme rammentare l’amico Ugo Bassano. E poi Giuseppe Funaro, dapprima giovane di studio di Giuseppe Emanuele Modigliani, poi avvocato socialista percosso più volte durante il fascismo. Uomo di valore, divenne in seguito presidente della provincia. Insomma, tutte persone straordinarie e avvocati illustri. Molti hanno operato con grande successo, anche dopo la guerra. Ed è bene che i colleghi di oggi siano al corrente di quanto questi predecessori seppero onorare la loro professione».

Bassano, ricorda commosso il padre Ugo. «Un pensiero per lui, che partendo da questa grave ingiustizia sofferta, ha nel corso della sua carriera, della sua vita politica e amministrativa restituito giustizia per i più deboli. Non posso dimenticare quello che diceva sempre: “Io ho tre cerchi concentrici nella mia identità. Nel primo sono ebreo, nel secondo avvocato, nel terzo comunista”. L’essere ebreo, dopo aver vissuto le discriminazioni, è sempre rimasto il tratto identitario per eccellenza, prima ancora di avvocato che era la sua missione nell’esistenza».

Vittorio Mosseri sottolinea con forza la parola “tradimento”. «Sono persone – afferma –che si sono sentite tradite dall’Italia, dal paese che servivano. Gli ebrei hanno contributo allo sviluppo culturale ed economico sociale italiano. E nel’38 sono stati traditi dallo stato che avrebbe dovuto difenderli. Credo che “memoria” significhi impegnarsi giornalmente nella difesa della libertà, della dignità umana, del rispetto per l’altro. Non solo il 27 gennaio».

Quando il drappo che copre l’insegna viene tolto, l’applauso sentito nasce spontaneo. Il momento è toccante: Aldo Ascarelli, Ugo Bassano, Guido Bedarida, Eugenio Colombo, Oscar De Montel, Giuseppe Funaro, G. Giacomo Galligo, Luigi Lumbroso, Gian Paolo Rocca, questi i nomi impressi a imperitura memoria. «Il consiglio dell’Ordine – conclude Spagnoli – celebrerà anche il 10 febbraio una giornata del ricordo: perché le situazioni che nella storia del nostro paese hanno messo in discussione in maniera così dura i diritti fondamentali dell’umanità devono essere stigmatizzate da tutti, specialmente dagli avvocati che per mestiere difendono questi diritti». –

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