Gioco
Modì ci lasciava 101 anni fa ma Livorno non dimentichi la “lezione” dell’anno scorso
Alessandro Guarducci
LIVORNO. «Esattamente un anno fa... Sembrano passati 100 anni». Lo scrive sulla sua pagina facebook l’attore Michele Crestacci e ha proprio ragione: appena un anno fa Livorno celebrava il Centenario della morte di Amedeo Clemente Modigliani ma quei giorni eccezionali sembrano essere un lontanissimo ricordo: le lunghe code all’ingresso del Museo della Città, nella rinnovata piazza del Luogo Pio, dove la mostra “Modigliani e l'avventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre” si avviava alla conclusione (oltre 110mila i visitatori); il clima di festa di una città che si scopriva più bella negli occhi affascinati dei tanti turisti; le riproduzioni dei quadri di Modì, regalati dal Tirreno esposte in bella vista nei bar, nei ristoranti e nei locali del centro. Immagini che ci appaiono sfumate, dopo l’irruzione della pandemia, il lockdown, le chiusure, le fasce a colori etc. Ma tutto questo, anche se ha sconvolto le nostre vite, non ci può far certo dimenticare che 101 anni fa, il 24 gennaio 1920, moriva a Parigi uno dei più grandi artisti della storia, il figlio più illustre di Livorno.
Se la nostra attenzione in questi mesi si è incentrata sugli effetti economici e sociali del coronavirus - oltre a quelli strettamente legati alla salute - in futuro dovremo imparare a ricordarci di Modì non solo in occasione degli anniversari. Lui e soltanto lui, con le sue opere immortali, può diventare il simbolo di una città che vuole crescere anche nell’autostima: cultura, commercio, turismo, servizi possono dare una spinta in più a Livorno. Insistiamo dunque sulla strada intrapresa un anno fa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google