Gioco
Il Consiglio di Stato dà ragione all’Authority: no alla sospensiva
Il braccio di ferro fra porto 2000 e sdt
livorno. L’Authority incassa il pronunciamento del Consiglio di Stato contro l’appello presentato da Porto 2000 per la concessione dell’area in radice della Sponda Ovest della Darsena Toscana affidata a Sdt, la società nata dall’alleanza fra Sintermar (Neri con Grimaldi-Fremura) e Tdt (in mano ai fondi internazionali Infravia e Infracapital). Proprio la zona del porto finita al centro dell’inchiesta che su un altro versante giudiziario, quello penale, aveva portato nel febbraio dello scorso anno a esiti drammatici con la decapitazione provvisoria sia dell’Authority che di una serie di aziende su decisione del gip.
Il secondo grado della giustizia amministrativa ha detto no alla richiesta di sospensiva presentata da Porto 2000. Si tratta dell’ex società dell’Authority (72%) e Camera di Commercio, è stata ormai da tempo privatizzata ed è controllata ora dal gruppo Onorato (attraverso Sinergest) in tandem con Msc (tramite Marinvest): aveva perso in primo grado di fronte ai giudici del Tar fiorentino in uno dei numerosi duelli a colpi di carte bollate che hanno contrassegnato questa fase del porto di Livorno.
La società di Onorato-Msc ha dato battaglia di fronte ai giudici contro i provvedimenti dell’Authority perché ritiene che gli spazi affidati a Sdt di fatto alterino il quadro della situazione creata dalla privatizzazione che prevede l’impegno a realizzare un progetto da 91 milioni di euro. Per Porto 2000 però la possibilità di assistere i passeggeri al di fuori della stazione che essa costruirà rende di fatto zoppicante la sostenibilità economica dell’operazione (anche perché crea un precedente per eventuali ulteriori mini-stazioni extra).
Per ora il Consiglio di Stato non si esprime nel merito ma segnala che mettendo sui due piatti della bilancia i differenti interessi e le differenze esigenze cautelari «appare prevalente quello diretto a mantenere integra la concreta situazione in atto, considerato in particolare che i provvedimenti impugnati hanno sinora avuto esecuzione, e dunque la controinteressata sta già svolgendo la propria attività nelle aree». Detto per inciso, è una sottolineatura che ha aspetti in comune con quel che sostiene la difesa dell’Authority di fronte al giudice penale. —
M.Z.
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