Gioco
La prima bandiera cucita a mano nella mostra dedicata ai cimeli
L’assessore Lenzi: «Abbiamo recuperato u n momento cruciale della storia del Novecento» Terzo annullo filatelico per Livorno, dopo quelli per Amedeo Modigliani e il presidente Ciampi
Flavio Lombardi
LIVORNO. Si è inaugurata ieri alla biblioteca dei Bottini dell’Olio, la mostra con una raccolta di cimeli del Pci. Partecipazione trasversale, con giovani e meno giovani, tra i quali un vecchio comunista, Giovanni Di Monte, che si è fatto immortalare accanto alla prima bandiera rossa, quella della sezione di Livorno, cucita a mano da una giovane sartina.
Oggetto di pellegrinaggio, un simbolo piazzato in una posizione di privilegio, visibile appena fatto ingresso e che presenta certi segni del tempo che per qualcuno, bisbigliando in confidenza al compagno lì vicino, ricordano la Sindone. Accostamento con la religione forse azzardato, certo. Ma il silenzio con il quale la si guarda, e poi altrove si legge, cogliendo ogni particolare con quella fame di voler tornare a casa ricordando il più possibile, è comune a ciò che si registra in un tempio per pregare.
Si scorrono le teche e ci si imbatte in “Conversando con mio padre” un testo scritto da Anna, figlia di Umberto Mondolfi, socialista e ultimo sindaco di Livorno prima del potere fascista. Appresso, un libro su Giuseppe Emanuele Modigliani e dove ecco una lettera che egli scrisse al fratello Amedeo. E poi, lo statuto del Partito Comunista d’Italia con il suo articolo 1 che recita i principi su cui si fonda, ed ancora, la relazione presentata dalla frazione comunista al 17° congresso socialista.
Ecco, pubblicato dalla società editrice “Avanti!”, il resoconto stenografico di quel congresso del ’21 che segnò la divisione, c’è anche una raccolta di vecchie tessere fra le quali l’occhio trova subito l’immagine di Lenin e quella di Togliatti.
I curatori offrono una infografica in ricordo di Camilla Ravera e Ortensia Bordiga, due donne al San Marco che hanno fatto la storia del Pci. Non lontano, un poster che riproduce ritratti a mano libera ripresi dall’Ordine Nuovo di Torino il 16 gennaio di quell’anno e dove si riconoscono Gramsci, Bombacci, Terracini, Modigliani, ma anche coloro che socialisti erano e socialisti restarono come Turati e Buozzi al quale fu poi intitolata una delle sezioni più famose di Livorno, assassinato dai tedeschi nel giugno del ’44.
Pochi passi, e si può ammirare la sezione dedicata a Osmana e Garibaldo Benifei, le loro tessere Annpia, alcune medaglie e foto, donate dalla famiglia. Non sfugge il manifesto col quale il partito salutò la scomparsa di Togliatti, e neppure alcuni testi come “La questione morale”, intervista di Eugenio Scalfari ad Enrico Berliguer, “La dannazione” di Ezio Mauro che fissa la divisione della sinistra all’alba del fascismo, oppure “Storia sentimentale del Pci (anche i comunisti avevano un cuore)” di Sergio Staino. Non poteva mancare “Odio gli indifferenti”di Antonio Gramsci e la sezione da emeroteca, dove le raccolte dei giornali di quei giorni raccontano lo strappo col Psi e il titolo de La Gazzetta Livornese recita “La frazione dei puri sconfitta, abbandona il congresso”.
Si torna verso l’uscita, e sui banconi la raccolta di alcune opere che ciascuno può portar via con una offerta libera. La cartella che le contiene, ha per titolo “Salviamo il S. Marco”.
«Abbiamo recuperato un momento cruciale della storia del ’900, – dice l’assessore alla cultura Simone Lenzi – la partenza della più grande forza di sinistra d’Italia e punto di riferimento per gli intellettuali. La mostra ricorda lo snodo di Livorno, città cruciale dove nulla è mai accaduto per caso».
Dispiaciuto per celebrazioni ridotte in tempo di Covid, « in un anno e mezzo, siamo al terzo annullo filatelico dopo Modigliani e Ciampi», è appena arrivato da una registrazione per Radio Rai 3 fatta al Goldoni della trasmissione in due puntate “Tutta l’umanità ne parla”. Tiene a ricordare che tutto l’anno è dedicato a ricordare il peso di questa storia nel nostro paese e nella nostra città: «Il luogo giusto per consumare un evento difficile, complicato, doloroso ma necessario per la sinistra italiana». —
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