Gioco
Giani: qui una storia importante ma la sinistra impari la lezione
Il presidente (socialista) della Regione richiama il rischio delle divisioni a sinistra: l’una chiama l’altra
Mauro Zucchelli
livorno. C’è lo stramaledetto Covid, e poi le norme anti-contagio e tutto il resto dell’ambaradan ma alla fin fine a Livorno non poteva non esser trovato il modo per ricordare il centenario del Pci: mentre di fronte al teatro San Marco va in scena l’amarcord delle tante anime della sinistra (le più differenti), davanti al teatro Goldoni ecco l’evento istituzionale con il sindaco Luca Salvetti a far gli onori di casa insieme all’assessore alla cultura Simone Lenzi con il presidente della Regione Eugenio Giani.
“Davanti”, perché anche senza spingere sull’acceleratore della partecipazione c’è comunque un bel po’ di gente e il sindaco non se la sente di portarla al chiuso del teatro: insomma, il “palcoscenico” diventa la piazzetta. Per quanto sia una celebrazione istituzionale, spuntano anche vecchi militanti con il fazzoletto rosso al collo oppure avvolti nella bandiera con il tradizionale simbolo della falce e martello e il tricolore sovrapposti.
«Eccoci, siamo noi i fuoriusciti», è la battuta di Salvetti che magari strizza l’occhio agli scissionisti dei “comunisti puri” di Bordiga, Terracini e Gramsci che uscendo dal Goldoni con 2.124 passi raggiunsero il teatro-rudere in cui era stato confinato il loro quartier generale congressuale.
Il destro per la cerimonia lo offre il fatto che le Poste hanno dedicato al “congresso di Livorno” – curiosamente senza citare il Pci ma mettendo la data della scissione anziché quella d’inizio lavori – un francobollo commemorativo, 300mila esemplari in fogli da 45.
È «la terza volta in cinque mesi» che il Poligrafico stampa qualcosa di labronico: il sindaco lo rivendica («nessun’altra città può vantare qualcosa del genere»). Ma non è per passione filatelica: ammette di poter contare sulla fortuna di aver incrociato un filotto di anniversari a cifra tonda – da Modigliani alla Cavalleria di Mascagni, da Ciampi al Pci – che dànno l’occasione di mettere l’accento sull’orgoglio delle proprie radici. Salvetti ne sta facendo un filo rosso, e non è senza motivo: è nell’orgoglio del proprio passato che in tempi difficili si possono trovare le energie per uscire dai guai.
Capita che a celebrare il centenario della falce e martello siano il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che viene dal ceppo della tradizione socialista e il sindaco Luca Salvetti che guida una coalizione di centrosinistra in cui il Pd è parte importante ma lui non ha in tasca tessere di partito. Salvetti insiste sulla consapevolezza che «al di là di qualunque giudizio se ne possa dare, Livorno è stato al centro di un evento che ha cambiato la storia di tutto il Paese, e l’ha fatto nel segno della solidarietà, dello schierarsi al fianco di chi resta indietro».
Fossimo a cent’anni fa, è probabile che Giani sarebbe rimasto fra i riformisti filo-Turati: è lì che ha le radici la sua cultura politica di provenienza. La sua argomentazione mette l’accento sui valori anziché sulla lista delle beghe a sinistra. I punti cardinali della sua bussola? L’uno: guarda a quel che il Pci ha espresso sul fronte della «lotta contro le ingiustizie sociali, in nome dei diritti e della rappresentanza delle classi popolari». L’altro: rende omaggio a Livorno ricordandola come il luogo di edizione dell’Encyclopedie illuminista e come il nucleo risorgimentale delle battaglie democratiche contro i granduchi. Ma alla fine il problema della litigiosità della sinistra non può non tornare a galla: una scissione è solo l’assaggio di quella successiva, visto che «alla rottura del gennaio ’21 ad opera dei comunisti seguirà nell’autunno ’22 la frattura con Turati e Matteotti.
Invece l’assessore alla cultura Simone Lenzi è figlio di questa storia: «Mio padre per vent’anni ha montato lo stand della spaghetteria della sezione Di Vittorio alla festa dell’Unità e mi portava a distribuire il giornale la domenica. Sono stato perfino un “pioniere” in Germania Est a cantare l’inno del partito». Dev’essere per questo che poi scriverà e canterà canzoni di una band “indie”. È lui a ribadire la svolta dal partito degli inizi al Pci vero e proprio con la sottolineatura del carattere “italiano” di quel comunismo che «aveva creato una vasta comunità di uomini e donne fatta di lavoratori ma anche di intellettuali».
Alla cerimonia hanno partecipato, oltre al vicepresidente Pietro Caruso in rappresentanza della Provincia, esponenti istituzionali del consiglio comunale, anche due esponenti M5s: la capogruppo Stella Sorgente e il consigliere Luca Vecce. «Le iniziative annunciate dal Comune possono essere per la città l’occasione per riflettere in modo critico su sé stessa». —
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