Gioco
Bandiere, libri, Gramsci e Togliatti. E in via Ricasoli è “fioriera rossa” per i 100 anni del Pci
Blitz notturno per colorarle con falce e martello. Omaggio al centenario? La gente si divide
LIVORNO. Fioriera rossa la trionferà. Perché le bandiere stavolta lasciamole al teatro San Marco, i cimeli al Goldoni con le gigantografie di Gramsci e del Migliore, le testimonianze affidiamole ai libri di storia e ai racconti dei nostri nonni. E così le polemiche, le divisioni, le contrapposizioni che hanno accompagnato 100 anni della storia del Partito Comunista in Italia.
E la memoria, poi, è patrimonio della città tutta. Anche dei quartieri meno popolari e operaisti, quelli ormai post proletari e altri tradizionalmente più borghesi. Come via Ricasoli, appunto: la strada dei negozi e del passeggio, delle boutique di Cuccuini, delle gioiellerie di Capone e Avelardi. E poi quelle fioriere, così imponenti, di un rosso rubino quasi antico, dovevano essere troppo invitanti per non mettere alla prova il proverbiale spirito goliardico e quella naturale irriverenza dei livornesi. Armare cioè le mani di un artista di strada, o magari di un sincero comunista o di qualche nostalgico, che nella notte ha pensato bene di disegnare una falce e martello giallo oro in ciascuno dei grossi cubi di un metro che da quasi due anni fanno da sentinelle alla strada. Furono scelte di queste dimensioni proprio per limitare l’accesso nell’area pedonale dopo le proteste di residenti e negozianti che volevano le telecamere e reclamavano più controlli, stufi delle continue incursioni sotto le vetrine. Sicuramente erano più resistenti delle precedenti (una fu distrutta proprio da un’auto che vi schiantò contro, da qui la decisione di toglierle e sostituirle). E quel colore, rosso vivo, che già all’epoca suscitò commenti e ilarità (“di rosso in questa città abbiamo già troppo”, diceva qualche anticomunista), era stato scelto apposta: «Così si vedono bene, urtarci sarà difficile». Ma ieri mattina, più che il colore rosso (peraltro stranamente più acceso del solito), in quei cubi all’ingresso di via Ricasoli spiccava proprio la falce e il martello, da sempre simbolo condiviso del movimento operaio e poi dei socialisti e comunisti.
Mentre in una parte della città, al Goldoni teatro della storica scissione e al San Marco dove gli scissionisti dettero vita al Partito Comunista d’Italia, si andava celebrando il centenario, anche nella tranquilla via Ricasoli qualcuno aveva pensato bene di ricordare, ai passanti, la “solennità” del giorno. L’autore, o gli autori, restano ignoti. Dal Comune di Livorno, che ha organizzato buona parte delle cerimonie per la ricorrenza, si fa sapere di non conoscere chi abbia marchiato le fioriere con la falce e il martello. Gli stessi negozianti di via Ricasoli non sanno cosa dire, fra chi ci fa su una risata e chi – con ben altri pensieri nella testa – sorvola: «Non sono questi i problemi». Sui social, poi, il dibattito impazzisce e assume le sfumature più diverse che vanno dal serio al faceto al surreale. C’è chi se la prende perché così si deturpa l’arredo della città e invita a rimettere a posto le fioriere e chi invece ricorda che “un centenario è un’occasione speciale”, e poi “è una parte della nostra storia” e “studiate, informatevi...”. Chi “ma il comunismo in Russia quanti danni ha fatto....”, chi replica “e invece i fascisti?”E chi la butta in battuta: “Hanno perso il capo....Ormai di comunisti gli è rimasto solo il mi socero”.
Scherzi a parte, il 21 gennaio 2021 a Livorno è anche questo. La solennità delle cerimonie, il calore e la passione delle testimonianze e dei ricordi, la sacralità dei simboli e l’iconografia delle immagini. La sfida tra chi è il vero erede di quello che è stato il Pci nel nostro Paese. E poi c’è l’intramontabile spirito goliardico e canzonatorio: la rivoluzione, compagni, si fa coi fiori. “Avanti popolo alla riscossa, fioriera rossa trionferà»”. —
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