Il Tirreno

Livorno

Da Valencia a Livorno 600 chili di droga nascosti nelle fioriere: due arresti

Stefano Taglione
Da Valencia a Livorno 600 chili di droga nascosti nelle fioriere: due arresti

Un anno di indagini e il sequestro di 850 panetti di hashish

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LIVORNO. Un anno di indagini, poi due arresti. Avrebbero introdotto oltre 600 chili di hashish dalla Spagna e per questo sono finiti in carcere. Un quarantanovenne torinese domiciliato a Pistoia e un trentaseienne - secondo l’accusa - l’11 novembre 2019 avrebbero fatto arrivare a Livorno il carico di droga in 18 fioriere di grandi dimensioni da una nave partita da Valencia. Poi l’operazione della Polmare, con la Squadra mobile e l’Agenza delle dogane, ha portato al sequestro di 850 panetti da 613 chili di hashish.

L’indagine parte da quanto accaduto l’11 novembre 2019, allorquando era giunta nel porto labronico, proveniente dalla città di Valencia, una motonave che trasportava, tra l’altro, un semirimorchio che, a causa delle pessime condizioni del mare, aveva urtato contro altri rimorchi, ciò che aveva causato il danneggiamento della gran parte del suo carico, tra cui 18 fioriere di grandi dimensioni.
 
Dopo l’arrivo della motonave in porto, durante le operazioni di trasbordo delle fioriere su un altro semirimorchio non danneggiato e quindi idoneo a circolare, gli operatori portuali avevano notato che dall’interno di alcune delle fioriere danneggiate erano fuoriusciti alcuni panetti sigillati con cellophane trasparente ed avevano richiesto l’intervento della polizia. I poliziotti avevano proceduto ad un approfondito controllo delle fioriere ed avevano accertato che al loro interno erano stati occultati 850 panetti, tutti sigillati con cellophane, contenenti complessivamente oltre 613 kg. di hashish.
 
Grazie alla sinergia operativa tra la Squadra mobile, il reparto antifrode dell’Agenzia dogane e monopoli e la polmare è stato possibile individuare il destinatario delle fioriere: S.M., titolare di una ditta avente ad oggetto la compravendita di vasi, che aveva nella sua disponibilità un capannone, ubicato in un paese della provincia di Pistoia.
 
Gli investigatori effettuavano quindi dei sopralluoghi che confermavano i loro sospetti: in realtà, entrambi i capannoni erano chiusi e non operativi e le ditte dei due “venditori di vasellame” erano da considerarsi nient’altro che “coperture” finalizzate all’importazione di consistenti quantitativi di droga dall’estero.
Lo stupefacente avrebbe fruttato una somma, stimata dagli stessi indagati, tra i 2,5 ed i 3 milioni di euro.
Entrambi gli indagati, risultati inseriti in maniera radicata nell’ambiente del narcotraffico ed in contatto con narcotrafficanti internazionali, sono stati rintracciati, con l’ausilio delle Squadre mobili di Torino e Pistoia, nelle loro rispettive abitazioni ed all’esito delle perquisizioni, nel corso delle quali sono anche state sequestrate due autovetture ritenute provento dell’attività illecita, sono stati associati, rispettivamente, al carcere “La Dogaia” di Prato e al carcere  torinese “Lorusso e Cotugno”.
 

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di Redazione web