Gioco
Addio a Mario Lenti una vita passata tra piazza Venti e l’amore per il Livorno
Ricoverato per uno scompenso ha preso Covid e New Delhi in ospedale Fondò il Club Campanile e fu tra gli ideatori delle bandane a San Siro
il personaggio
Sandro Lulli
Ne aveva passate di tutte nella sua vita difficile, travagliata, persino avventurosa, che lo aveva visto anche emigrante in Sud America, iniziata all’alba degli Anni Venti. Era anche scampato a un bombardamento aereo tedesco che lo sorprese su un barroccio sulla strada per il Gabbro: morì la sua fidanzata, lui rimase ferito gravemente ma si ristabilì pur portando ancora i segni su un braccio.
Mario Lenti aveva 97 anni ma era lucidissimo e pieno di interessi. Leggeva, scriveva, navigava su internet, era attivo su Facebook sempre in difesa del suo Livorno. A portarlo via, in ospedale, è stato il Covid. Lotta impari: ma per una decina di giorni quest’uomo scolpito nella pietra ha retto. Ieri la resa. «Lo avevamo fatto ricoverare il 3 gennaio per un leggero scompenso cardiaco, ma ha preso il terribile virus e poi anche il New Delhi, in reparto», fanno sapere la figlia Cinzia e suo marito Riccardo Petta.
INCHIESTA
Una vicenda grave che dovrà essere chiarita. «Perché – sottolineano – quando lo portammo in ospedale e lo ricoverarono al terzo piano del secondo padiglione era negativo al Covid, stava bene. Poi ci hanno detto che il virus lo aveva contratto in reparto perché ci sarebbero stati pazienti positivi, così fu trasferito al primo piano del secondo padiglione e lì si è aggravato con la polmonite bilaterale e l’insorgenza anche del batterio». Cinzia si commuove: «97 anni li ha compiuti in reparto l’8 gennaio, io ho potuto fargli gli auguri solo per telefono. È stato un padre perfetto, un punto di riferimento, è triste perderlo così e in questo modo. Non aveva acciacchi, era autosufficiente, ogni mattina gli portavo il Tirreno e lui era felice...».
BANDANE
E così ci lascia un vero e proprio personaggio: schivo, ma attivo e lungimirante. Bravissimo commerciante di Piazza Venti Settembre, e tifoso del Livorno sin dagli Anni Quaranta, già da prima che gli amaranto arrivassero dietro al Grande Torino di Valentino Mazzola, che fece suo lo scudetto per un solo punto (con tante recriminazioni da parte nostra…). Piangiamo un uomo che ha tenuto a battesimo almeno tre generazioni di tifosi, ha organizzato centinaia di trasferte, ha premiato al club decine e decine di calciatori amaranto; che fu anche tra i promotori delle famose bandane che i diecimila tifosi indossarono al debutto in A a Milano contro il Milan nel 2004-2005. Inoltre creò le basi per avviare il “Punto Amaranto” allo stadio per la vendita di biglietti e abbonamenti. Tre anni fa se ne era andata sua moglie Licia Bonomo anche lei conosciutissima nel rione; poco prima una malattia aveva stroncato suo figlio Roberto, 65 anni, che aveva portato avanti l’attività di famiglia nel nuovo mercatino spostato in zona porto turistico, a nord del rione Venezia. Il nipote Andrea segue le sue orme, è uno dei ragazzi della Nord.
IN BRASILE
La vita di Mario inizia sullo scenario di un’Italia in ginocchio e poi devastata dal secondo conflitto mondiale e quindi in una Livorno ridotta a macerie. La famiglia Lenti sfolla nell’entroterra a Gabbro, Mario si salva per miracolo dalla mitragliatrice aerea tedesca. A fine conflitto emigra in Brasile, dove già era andato suo fratello. S’ingegna, fa tanti lavori, poi ingrana come imbianchino. Ma sua madre soffre lontana dai figli e allora i fratelli Lenti rientrano in Italia. Mario mette su un banco in Piazza Venti: sua moglie Licia vende sigarette americane; lui cioccolata e profumi, anche bibite, poi tramite un americano si fa spedire occhiali da sole Usa e il suo banco diventa frequentatissimo, uno dei più conosciuti.
IL CAMPANILE
Mario è tra i fondatori prima della società sportiva Campanile che aveva un settore giovanile curato, organizzato e fortissimo andato avanti sino all’inizio degli Anni Ottanta; poi del Club Amaranto Campanile (pochi anni fa Lenti aveva scelto Nedo Di Batte come suo successore). Un noto personaggio del rione come Sergio Marconi, ex calciatore e allenatore, lo ricorda così: «Da Mario ho imparato tanto. Era un uomo equilibrato, fermo nelle sue convinzioni, un bravissimo organizzatore. Io con Barbieri, Stoppa e suo figlio Roberto avemmo l’idea di fondare il Club amaranto Campanile ma poi volemmo lui sulla poltrona di presidente, che aveva lasciato il Club Silvestri, e Mario si dimostrò una guida affidabile, credibile, laboriosa».
Nel quartiere Ovo Sodo-Benci Centro Mario Lenti era una istituzione. Prima al bar Taliani, poi al bar Piazza Venti di via Mentana si tenevano importanti riunioni e Mario si distingueva sempre per coerenza ed equilibrio.
IL SINDACO SALVETTI
Colpito dalla morte di Mario Lenti il sindaco Salvetti ci ha fatto pervenire questo breve ma significativo ricordo: «Nel novembre del 2017 feci una lunga e bellissima intervista a Mario nella quale venne fuori alla perfezione tutta la sua grande e genuina passione per il Livorno. Dopo il mio incarico da Primo cittadino ci siamo incrociati varie altre volte e quasi sempre mi ricordava come fosse necessario stare dietro alle questioni amaranto che erano, sono e saranno, questioni che indirizzano l’umore della gente. Mario aveva veramente ragione».
NEDO DI BATTE
«Per me era come un fratello maggiore», confida Nedo Di Batte, attuale presidente del Club Campanile, che è stato vicino a Mario sino a che ha potuto rispondere al telefono e ieri era presente alle esequie. «Da giorni ci sentivamo, era felice quando lo chiamavo perché ormai era isolato nel reparto. Domenica era rimasto male per il pareggio in casa della Pro Sesto; aveva fatto la bocca alla vittoria tuttavia credeva in questi ragazzi volenterosi. Mario però era un uomo equilibrato, un tifoso coerente, teneva sotto controllo l’euforia ma neppure si abbatteva quando le cose andavano male. Era sempre propositivo, lucido nelle sue analisi. Lo ricordo tra i pochi che non dettero contro il presidente Corasco Martelli perché intuì le reali difficoltà che aveva dovuto affrontare«.
RICONOSCENZA
Un altro ricordo di Nedo Di Batte: «Mario era rimasto legatissimo alla famiglia Achilli che dai Dilettanti ci riportò in C1, sfiorando la serie B. E ultimamente pur contrariato dal comportamento di Aldo Spinelli teneva per sé i suoi dubbi perché anche lui, come tutti i meno giovani, si ricordava del Livorno dei fallimenti e delle retrocessioni ed aver potuto rivedere la serie A che avevamo lasciato nel 1949 bastava e avanzava anche per buttare giù qualche boccone amaro».
ADDIO
Ieri pomeriggio, oltre ai familiari, anche amici e conoscenti e tanti personaggi dello sport livornese hanno dato l’ultimo saluto a Mario Lenti, il padre dei tifosi. Sul feretro maglie amaranto una portata da Massimiliano Casali, e gagliardetti e sciarpe. Di Batte ha anche portato lo striscione del Club Campanile. Poi il corteo funebre è partito per i cimiteri comunali per la cremazione. Addio Mario, ma non doveva finire così. Ai familiari dovrà essere spiegato il “perché”. —
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