Il Tirreno

Livorno

la protesta davanti al comune 

La Cigna si arrocca: «No a dormitori e coabitazione»

A.R.
La Cigna si arrocca: «No a dormitori e coabitazione»

Il sindacato Asia Usb dà voce a 27 famiglie della Torre: «Abbiamo i requisiti ci spetta un alloggio». Bocciata l’ipotesi degli immobili di Caritas e Misericordia

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LIVORNO. «Né in coabitazione, neppure nei dormitori con 12-20 persone». La Cigna si arrocca. La soluzione prospettata dal Comune di Livorno – gli alloggi messi a disposizione di Caritas e Misericordia grazie anche ai soldi di una delle due proprietà, il fondo di Cassa Depositi e Prestiti – è rigettata dalle 27 famiglie (secondo palazzo civico quelle coi requisiti sono 24). «Non è dignitosa», spiegano. Alla loro protesta dà voce il sindacato Asia Usb che ieri ha organizzato un presidio davanti al municipio dopo un incontro avuto con l’assessore alle politiche sociali Andrea Raspanti. «Dopo 5 anni questa non è una soluzione dignitosa”, dicono per il sindacato Giovanni Ceraolo e Gianfranco Barba. Con loro una trentina di persone che vivono nella torre di vetri e cemento di 9 piani, ma anche in altri quartieri popolari: Shangai, Corea, Stazione. «Le risorse sono insufficienti, i tempi stretti – dicono – All’amministrazione chiediamo di mettersi al tavolo e trovare un’altra strada».

L’Intesa non convince

Già, ma quale? E’ dal 2014 che la Cigna è occupata. Un centinaio di famiglie che poi, col tempo e con un difficile lavoro di mediazione di uffici comunali e parti sociali, rimangono poco più di una trentina. La situazione diventa però incandescente nel 2019 quando il Tribunale di Livorno, di fronte alle istanze delle proprietà (oggi Investire sgr e San Teodoro), ordina lo sgombero.

Fra proteste, manifestazioni e rinvii si arriva ad oggi e al protocollo d’intesa che il Comune di Livorno sigla nei giorni scorsi proprio con la Investire (che s’impegna a versare 300mila euro per gestire l’emergenza negli appartamenti di Caritas e Misericordia) e con le due associazioni di volontariato. «Ma questa gente ha diritto ad una casa, ha fatto la domanda da anni, ha i requisiti. E la vogliamo mettere nei dormitori, o farla convivere con altre famiglie?» critica Ceraolo.

«E poi siamo in emergenza covid, non si pensa ai rischi di fronte a simili soluzioni? Di tempo per trovare una strada c’è stato. Ma questa gente, nel frattempo, un alloggio popolare, non lo ha avuto».

«Nei dormitori no»

Helena Camela Nohai ha avuto lo sfratto 7 anni fa. Ha un marito e una bimba di 14 anni. E’ una delle “storiche”, vive alla Cigna da quando fu occupata. «Ho problemi di salute, vivo una situazione di stress. Non posso andare ad abitare con altre famiglie», dice. Ha 11 punti in graduatoria. Secondo il sindacato, però, avrebbe dovuto averne di più. Vera Shehu di punti ne a 12 e la prospettiva di vivere in coabitazione non la convince affatto. «Per me, tra l’altro, c’è il problema del lavoro. Sia io che mio marito siamo rimasti senza». C’è anche Catia Lari tra chi protesta, che al 29 di via Campo di Marte abita da 4 anni. «Come vivo? Col reddito di cittadinanza», dice. Ha con se una bimba di 14 anni e non è disposta a trasferirsi altrove in coabitazione. «Non è una soluzione dignitosa», ripete anche lei. Il Comune ha assicurato che nei dormitori andranno nuclei di una persona. E che anche le soluzioni in coabitazione sono “decisamente migliorate negli anni”. Ma al momento le famiglie della Cigna sembrano arroccate sul restare dove sono.

Sos case popolari

Ma il caso della Cigna non è l’unico sotto la lente di Asia Usb. Che per giovedì prossimo 21 gennaio ha già indetto una manifestazione davanti al palazzo comunale alle ore 17. Questa arriva a pochi giorni dal crollo di una parte del soffitto di un appartamento in via Giordano Bruno. «Ci saranno anche i residenti della Guglia in piazza con noi – spiega Ceraolo – ed insieme a loro anche altre famiglie che vivono in condizioni precarie a Shangai, Corea in zona Stazione. Ci stanno chiamando molte persone che ci segnalano situazioni di degrado, umidità nelle stanze, problemi vari. Noi vogliamo porre all’attenzione la situazione in cui sono costrette a vivere tante famiglie. Per questo chiediamo a Casalp che ha in gestione il patrimonio immobiliare pubblico di intervenire con delle manutenzioni urgenti. Non è possibile che da una chiamata degli inquini ad un sopralluogo per verificare la situazione passino dei mesi». Asia interverrà anche sul patrimonio immobiliare pubblico più recente, che presenta problemi, come l’isolato “Il Giardino” di Corea, «ma lo faremo in un secondo momento», spiegano.

gli immobili Inps

Come già il Sunia (sindacato inquilini) anche l’Usb chiede che Comune e Casalp si facciano portavoce di un’azione per utilizzare il patrimonio Inps dismesso. «Stiamo gestendo il caso di una famiglia di anziani invalidi in via della Posta. Immobile Inps affidato alla Romeo Gestioni - che potrebbe essere recuperato per alloggi di edilizia pubblica. Ma di un accordo con l’ente non possiamo farcene carico noi». —

A.R.

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