Il Tirreno

Livorno

Si è spenta a 94 anni Lara Vinca Masini: a Livorno creò il museo d’arte contemporanea

Mauro Zucchelli
Si è spenta a 94 anni Lara Vinca Masini: a Livorno creò il museo d’arte contemporanea

Lutto nel mondo della cultura: al fianco dei Durbè per realizzare a Villa Maria nel ’74 il nuovo centro nato sulla scia dei premi intitolati a Modì

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Si è spenta all’età di 94 anni Lara Vinca Masini, fra i maggiori critici d’arte, studiosa che ha lasciato una gran mole di saggi e monografie, oltre ad aver curato importanti mostre dedicate alle arti visive così come all'architettura, al design e alle arti applicate. A Livorno era legata dall’esperienza del Museo Progressivo d’Arte Contemporanea che a Villa Maria terrà banco negli anni ’70: era ospitato in una residenza signorile di metà Settecento, per curiosa coincidenza appartenuta inizialmente a un nobile casato fiorentino proprio come Vinca Masini (diventerà villa Maria in onore di una ragazza morta giovanissima, era la figlia del cavalier Lazzara che qui aveva impiantato la lavorazione del corallo).

Uno spazio di ricerca

Lara Vinca Masini era stata chiamata a far parte del comitato scientifico (insieme a Vittorio Fagone e Aldo Passoni) incentrato attorno alla figura di Dario Durbè, livornese, responsabile della Galleria nazionale d’arte moderna a Roma, la cui sorella Vera, a quel tempo responsabile del museo cittadino, aveva fatto di tutto in tandem con l’assessore alla cultura Vittorio Marchi per creare nella nostra città un centro per l’arte contemporanea. Nasceva nel dicembre ‘74 «una struttura pubblica, aperta e alternativa» che si prefiggeva non solo una generica divulgazione delle avanguardie artistiche ma voleva porsi come «spazio attivo e sperimentale per la ricerca». Proprio Laura Vinca Masini fu con Fagone la protagonista dell’iniziativa che segnò il debutto della nuova struttura culturale: era la “Prima Biennale d’Arte Contemporanea di Livorno”. In vetrina la collezione civica: a cominciare dal Grande Rettile di Pino Pascali che ne diventerà il simbolo.

Livorno veniva dall’esperienza del premio intitolato a Amedeo Modigliani: segno che Modì non è stato forse poi così bistrattato dalla sua città, almeno non sempre e comunque. Eravamo a cavallo fra la metà degli anni ’50 e la seconda parte del decennio successivo con Palazzo Civico che aveva avviato una campagna di acquisti di opere d’arte: l’attenzione della città era ricambiata da molti artisti che cedevano pezzi importanti a cifre talvolta simboliche, ne saltò fuori una dote che spinse l’amministrazione comunale a non lasciar tutto chiuso nei cassetti. Ora parte di quell’eredità culturale è conservata nel museo della città, nella parte della chiesetta settecentesca. Lara Vinca Masini a Livorno aveva lavorato, con Luigi Lambertini, alla Casa della Cultura per una iniziativa nel ’73 (“Tempi di percezione”).

Da livorno a venezia

Dopo l’esperienza di Villa Maria sarà proprio da Livorno che la studiosa spiccherà il volo verso la Biennale di Venezia nel ’78, dove sarà chiamata a occuparsi di curare una parte del contributo italiano. All’inizio del decennio successivo sarà il “motore” creativo della grande manifestazione di Firenze dedicata a “Umanesimo Disumanesimo nell’arte europea 1890/1980” che aveva richiamando una serie di artisti provenienti da mezzo mondo a predisporre interventi site-specific dentro il tessuto urbano della città rinascimentale. Un segnale di novità quasi dissacrante rispetto alla fiorentinità più stereotipata: «La prima vera riflessione su rapporto tra arte pubblica e spazi urbani nella Firenze dei nostri giorni», come dice l’assessore fiorentino alla cultura Tommaso Sacchi.

Un convegno sui musei

Alla notizia del decesso di Vinca Masini, Sacchi ha annunciato che appena l’emergenza sanitaria lo permetterà sarà dedicato a questa grande studiosa appassionata «un convegno nazionale sui musei italiani dopo il Covid». Del resto, nei messaggi che si susseguono in queste ore la figura della studiosa viene descritta come quella di «una critica e storica dell'arte che ha influenzato con la sua profonda ricerca intere generazioni di intellettuali e storici del Paese» e come «punto di riferimento di straordinario talento e valore».

Nel 2010 Lara-Vinca Masini stabilì di lasciare in eredità il proprio archivio al Centro Pecci di Prato: un patrimonio di qualcosa come 200mila pezzi fra cataloghi, carteggi, opere grafiche. Sei anni fa il Consiglio regionale della Toscana chiese di farle riconoscere quanto previsto dalla legge Bacchelli, ma la risposta fu negativa. Nel 2016 fu un folto gruppo di intellettuali a chiedere che le venisse concesso un vitalizio. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web