Il Tirreno

Livorno

Livorno in lacrime saluta in musica Riccardo Cioni: "È stato dj della nostra storia"

Cristiana Grasso
Livorno in lacrime saluta in musica Riccardo Cioni: "È stato dj della nostra storia"

Amici e colleghi lo ricordano tra aneddoti e nostalgia: «Da lui hanno imparato tutti, un talento unico»

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LIVORNO. La colonna sonora di questa giornata che ha fatto piangere così tante persone, gli amici livornesi più cari, i colleghi ma anche miglaia di fan di tutte le età, non può essere né triste né incolore. Perché è fatta di musica, musica e ballo, di festa e sorrisi, della spensieratezza che rimpiangiamo e che ora, con la morte improvvisa di Riccardo Cioni, sembra ancora più lontana e preziosa. Note da ballare che ciascuno riascolta dentro di sé senza dover troppo frugare nella memoria: dagli stereo dei ragazzi degli anni ’70 e ’80 che riproducevano le sue musicassette, dalla prima radio privata livornese, Radio Libera, che trasmetteva dal Castellaccio, ma anche dalle casse ultramoderne di recenti serate, sul mare, quest’estate, al Maroccone, le estati scorse a Calafuria, ai bagni Lido e in Baracchina Rossa.

Di certo, racconta chi lo conosceva bene, anche lui avrebbe voluto essere ricordato nel mondo e tra i suoni e tra l’energia che da sempre, da quando era ragazzino, abitava e sprigionava. Lui, 66enne con una passione per la sua professione che l’età non smorzava, erno ragazzo, mezzo secolo dietro alla consolle anche quando la consolle erano i “piatti” e quel mestiere, il mestiere di dj, era ancora tutto da inventare. Lui del resto lo ha praticamente inventato, mixando “a mano” e guardando sempre avanti, mezzo secolo sulla breccia senza farsi mangiare dal nuovo che avanza ma anzi cavalcandolo sulla sella dell’amarcord, musica anni ’70 e anni ’80, funky a gogò e anche i giovanissimi di oggi impazzivano. Alla fine in città a Riccardo volevano bene tutti, anche quelli che magari in gioventù la musica disco la snobbavano salvo poi emozionarsi di nostalgia quando lui proponeva, nelle ultime serate, qualche brano degli Earth, Wind & Fire. Voleva bene a nche chi era troppo giovane quando lui girava le discoteche d’Italia: «Ho questo ricordo - racconta Toto Barbato del The Cage - . Noi ragazzini al bar Livio in Fabbricotti a giocare ai videogiochi, a Space Invaders, quelli più grandi che sugli stereo montati sulle vespe sentivano le sue cassette, erano i cugi, quelli più grandi. E in qualche modo quella musica accompagnava anche il nostro giocare di bimbetti».

Insomma Riccardo Cioni che non c’è più è un vuoto che si crea nella vita notturna livornese e non solo, visto che lui continuava agirare tutta Itaoia con le sue serate, Deejay Full Time come amava definirsi, dj a tempo pieno. Nella cappella del cimitero della Misericordia dove per tutta la giornata di ieri lo hanno salutato in tantissimi si mischiamo pianti e sorrisi, i sorrisi degli aneddoti, le battute solo sue. E c’è chi canticchia “In America”, una delle canzoni che lui ha inciso e che cantava e ballava, non solo disc jockey quindi ma anche autore, di quel brano come di tanti altri.Non riesce a credere a questo addio Steve Martin, anche lui dj, un nome in Italia e all’estero, una bella carriera anche a Ibiza: «Abbiamo fatto tante serate insieme, insieme siam partiti, era un simbolo nel nostro mondo. Lo scorso anno ci eravamo trovati dopo una serata a parlare di cose nostre, un bel momento era tanto che non capitava. Bello ritrovarsi,avevamo in comunque questa professione e il non aver mai mollato. Eravamo giovanissimi quando abbiamo iniziato, mai avremmo pensato di continuare per tutta la vita, invece eravamo pionieri di una professione che stava nascendo e questa è stata la nostra fortuna, l’abbiamo aiutata ad evolversi questa professione e non ci siamo fatti disarcionare dale novità ma le abbiamo cavalcate».

Alessandro Cardosi è tra le persone che in tutti questi anni non ha mai perso di vista Cioni. Ballerino, con il famoso dj ha fatto tantissime serate, hanno ballato insieme, anche con la cognata di Riccardo, Antonella Dini. E hanno partecipato a tante trasmissioni tv, “Pronto Raffaella” con la Carrà., “Disco Ring” con la Pettinelli anche lei livornese, Bandiera Gialla, il Festivalbar ed hanno anche vinto il Disco d’Inverno. Cardosi è distrutto: «Nei primi anni ’80 eravamo inseparabili, io ero il ballerino e il coreografo dei suoi shpow, lui era veramente avanti. Ha inventato i mixage, si muoveva su tre piatti, roba che ora sembra incredibile, era il migliore di tutti. Il suo disco “In america” vendette 700mila copie, ma lui non si montava la testa, sempre una persona generosa è stata – racconta – . Per me è un grande dolore, se ne va un pezzo della nostra storia, ha rivoluzionato il modo di vivere i locali, le discoteche. Ci eravamo sentiti pochi giorni fa, mai avrei p0ensato che se ne sarebbe andato così».

Marco Sisi, operatore televisivo, regista, e fondatore di quella Radio Libera dove un giovane Cioni aveva il suo spazio quasi si commuove: «La musica da discoteca non era il genere di quella radio ma Cioni era un grande professionista. E anche se la nostra programmazione era più rock la sua presenza non stonava. Poi con le radio ha ingranato molto, passò per Radio Flash, poi alle radio ha continuato a partecipare». Tanto che Radio Mitology per tutta la giornata di ieri lo ha voluto ricordare, su Facebook e in onda».

Tra i suoi amici del cuore c’è anche Giovanni Frau, tante serate insieme, l’ultima la scorsatate al Maroccone. «Fu una caso, avevamo organizzato l’evento con amici, lo avevo invitato. Gli abbiamo fatto trovare dischi in vinile ed un impianto adatto per suonarrli, lui non si è fatto pregare. Ci conoscevamo da 40 anni, migliaia di serate insieme abbiamo fatto. Lui ha insegnato a generazioni di dj, ha fatto la storia della disco anni ’70 e anni ’80.ERa una persona generosa, faceva beneficenza. E amava Livorno, ogni angolo della città. Ci ho parlarto domenica, stava bene, un fulmine a ciel sereno la sua morte».

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di Redazione web