Gioco
Il “mangia e fuggi” ridà un po’ di sorriso ai ristoratori livornesi: "Ma i pranzi di lavoro non bastano"
Viaggio tra i ristoranti aperti (la metà). Civili e Barrocciaia: «Contenti più per i clienti che per i guadagni». Fosso Reale: «Poco movimento»
LIVORNO. La Befana si è portata via le feste, lasciando in eredità, almeno per due giorni, la tanto attesa zona gialla. Un colore che permette ai ristoranti di stare aperti a pranzo. Per qualcuno è andata bene, per altri meno. C’è chi ha fatto il pienone, tanta era la voglia di un pranzo fuori casa. «È stata una bella giornata - dice Tommaso Scalsi della "Barrocciaia" - : prima di tutto per aver accolto gente in bottega dopo quasi un mese di deserto. C’era un po’ di voglia di ritrovarsi, mangiare fuori, ovviamente senza fare aggregazione, mantenendo tutte le regole imposte dal decreto. La socialità e la condivisione sono importanti quanto riempire lo stomaco. Siamo contenti. Umanamente più che economicamente. L’asporto e il delivery hanno un valore relativo: li facciamo per dare continuità di servizio ai clienti, e per non lasciare i dipendenti alla mercé di una cassa integrazione ritardataria. La zona gialla ci darebbe la possibilità di arrivare ad aprile senza prendere drastiche decisioni».
Sulla stessa linea Carlo Fusco del Bar Civili. «Io non ho grossi problemi a quell'ora anche grazie alle convenzioni- spiega-: ad esempio adesso la mensa delle ferrovie è chiusa, quindi i ferrovieri mangiano qui. La maggior parte della gente che viene è gente che è in pausa dal lavoro. La prima ondata di Covid ci prese alla sprovvista e chiudemmo: adesso i ferrovieri quasi ci implorano di restare aperti a pranzo; ormai vige un rapporto di amicizia e non vogliono mangiare i tramezzini delle macchinette, visto che da quelle parti è tutto chiuso». C’è però anche la nota dolente. «Per il nostro locale il ponce è la cosa primaria, tutto quello che si perde stando chiusi la sera è indicibile. Qualcosina recuperiamo il pomeriggio, ma manca il grosso.»
La trattoria da Armandino si trova in via Da Vinci. «Pochissima clientela purtroppo, essendo un giorno lavorativo - dice Katia, moglie del titolare Claudio Frangioni - . Siamo stati comunque contenti visto che venivamo da un periodo di fermo. Per domani (oggi ndr) speriamo in qualcosa di più, ma due giorni non fanno certo la differenza. Noi ci proviamo. Poi da lunedì siamo di nuovo in zona gialla e una settimana intera di pranzi la facciamo. Ci si salva, ahimè senza guadagno. Il lavoro vero per noi è la sera». Moderatamente soddisfatta Lucia Valois di #misiedoegusto, nel quartiere la Venezia. «Qualcuno è venuto -afferma-, siamo leggermente sollevati. Speriamo di ripartire. Il pranzo infrasettimanale, si sa, ha poco appeal, la gente lavora e non si sposta. Poi nel quartiere il vero impegno lo si ha nel serale. Noi comunque ci siamo fino alle 18 sperando sempre che entri qualcuno. E abbiamo cominciato da pochi giorni a fare asporto. Una novità che ci piace». Amara invece l’analisi al ristorante "Al Fosso Reale" di Gabriele Baroncini.
«Poco movimento - dice Baroncini - . Lavorare a pranzo per chi non fa pranzi di lavoro è durissima. La nostra è una ristorazione diversa, di benessere, per uscire in compagnia; oggi abbiamo avuto qualche cliente che magari è venuto dopo essere stato chiuso in casa durante le feste. Ma, nei feriali, il lavoro per noi era di sera; solo nei festivi avevamo affluenza anche per pranzo. In questo momento stiamo aperti perché non ci sono alternative. La zona gialla? Significa pagare per non lavorare».
Un'altra voce preoccupata è quella di Elisabetta Lenzi, La Lampara. «I governanti ci fanno aprire subito dopo befana, quando non ci sono i soldi, e c’è tanto giramento. Ho avuto solo due fiorentini, che si sono trovati bene e scriveranno una buona recensione. Non voglio fare la polemica a tutti i costi, difficile pensare che il 7 gennaio a pranzo nei ristoranti ci fosse la fila; a parte qualche eccezione che intercetta chi esce da lavoro. Giovedì e venerdì aperti, sabato e domenica chiusi, un paradosso. L’unico giorno in cui potevo incassare a mezzogiorno era domenica. Oppure il sabato sera». «Dulcis in fundo- conclude - ho scoperto di non rientrare nei ristori elargiti della Regione. Un beffa spiacevole. Essere nei problemi per decisione di altri e frustrante». —
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