Gioco
Livorno ora studia il modello Marghera «Diminuiti gli ossidi di azoto e zolfo»
Giovanna Cepparello valuta le ricadute del nuovo impianto per gli olii combustibili «A Venezia l’inquinamento è stato fortemente abbattuto»
LIVORNO. Raffineria “bio”, economia circolare, biofuel, tecnologie “green”, riconversione ecologica. E’ indubbio che la variabile ambientale - anche e soprattutto nel settore petrolchimico - è diventata fondamentale per pianificare investimenti. E Livorno, città industriale già pesantemente segnata da problemi di inquinamento, vuole cambiare marcia in questo senso. Il biodisel è la strada?
Giovanne Cepparello, assessora all’ambiente, guarda con ottimismo al progetto inserito all’interno la strategia per accedere alle risorse europee. E ricorda come”il biodisel abbia un impatto inquinante sicuramente minore” rispetto ai carburanti tradizionali.
Il riferimento per Livorno è la raffineria Eni di Porto Marghera, a Venezia. «La conversione dell'impianto Eni a bio raffineria - afferma Cepparello - garantirebbe un notevole abbattimento dell'inquinamento del territorio. Abbiamo studiato l'impianto Eni di Marghera, già convertito a bio raffineria e risulta evidente la riduzione dell'ossido di azoto e di zolfo nell'aria, un migliore bilancio di CO2 e un naturale risparmio di risorse idriche. Il percorso è da costruire e noi vigileremo affinch
é il bilancio ambientale sia decisamente favorevole».
Oggi Marghera, insieme alla più recente bioraffineria a Gela, è il più importante sito produttivo di biofuel in Italia, ed è fondamentale nella strategia Eni di decarbonizzazione, che prevede l’azzeramento del carbon fossile entro il 2030. Il diesel prodotto fino ad oggi risulta più “inquinato” dall’ossigeno. La tecnologia Ecofining prevede l’utilizzo dell’idrogeno e contribuisce a produrre ungasolio più pulito. L’obiettivo è inserire il 14% del biodisel in commercio entro il 2030. Eni, poi, commercializza l’Eni Diesel +, che nasce mescolando una quota pari al 15% di Hvo Green Diesel al gasolio fossile.
A Livorno, insomma, potrebbe nascere una bioraffineria “gemella” con l’impianto lagunare. —
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