Il Tirreno

Livorno

È di Laura Lezza la miglior copertina dell'anno dell'Espresso: vincono la Resistenza e le mani del nonno partigiano

Cristiana Grasso
È di Laura Lezza la miglior copertina dell'anno dell'Espresso: vincono la Resistenza e le mani del nonno partigiano

Il livornese Giorgio Allori nato il 4 febbraio 1922, 99 anni portati alla grande, è il protagonista del numero premiato. «Sono molto contenta per mio nonno perché è la storia di un prigioniero di guerra che come gli altri 650 mila sono stati per 75 anni quasi ignorati»

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LIVORNO. Il livornese Giorgio Allori nato il 4 febbraio 1922, 99 anni portati alla grande, è il protagonista della copertina scelta come copertina dell'anno del settimanale L'Espresso. Quel numero uscito nei giorni di aprile del 75esimo anniversario della Liberazione e che hanno raccontato una nuova Resistenza. In copertina ci sono le sue mani, mentre sfogliano il quaderno dalla copertina azzurra, con dentro parole e disegni che era riuscito a tenere e scrivere durante i due anni di progionia nei lager nazisti. Erano cinquantadue le copertine del settimanale per raccontare questo 2020, un anno diverso da tutti gli altri. I lettori hanno potuto votare a fine anno attraverso le pagine del sito della rivista la loro copertina preferita.

E la copertina vincitrice che suona come un manifesto, un appello, una necessità per tutti, come hanno scritto nel presentarla. Un inno antiretorico alla capacità delle persone di sopravvivere. È "La Resistenza" la copertina dell'Espresso del 2020 più votata da voi lettori nel sondaggio di fine anno. La storia di un ufficiale italiano rinchiuso per due anni nei lager nazisti che per la prima volta a quasi 99 anni e durante una nuova chiusura causata dal Coronavirus racconta la sua storia al giornalista e direttore dell'Espresso Marco Damilano. La cattura del giovane ufficiale la sera dopo l'8 settembre 1943 da parte dei nazisti, il lungo viaggio durato due anni, una peregrinazione nei molti campi di concentramento nazisti. La sopravvivenza. La Resistenza. E lo racconta durante quello che è una assai diversa ma a suo modo nuova prigionia, nella sua casa da solo durante il lockdown di aprile. Raggiunto telefonicamente nella sua casa alle porte di Roma, città dove abita da tempo, Allori si schernisce anche se non risce a nascondere la soddisfazione: «Io non mi sarei aspettato mai tanto rumore e contrario al mio sentire... Però ringrazio tutti coloro che hanno fatto questo omaggio, anche se resto della mia opinione, che non valeva tanto chiasso».

La foto di copertina che immortala le mani di Giorgio Allori è della conosciutissima fotografa livornese Laura Lezza, che di Giorgio Allori è la nipote. Laura Lezza nei giorni della quarantena di aprile era andata dal nonno a fotografarlo: «Sono molto contenta di questa copertina preferita dell'anno 2020. Lo sono per il nonno, perché è la storia di un prigioniero di guerra che come gli altri 650 mila sono stati per 75 anni quasi ignorati e non conosciuti. Lo sono perchè con il nonno, Marco Damilano ha colto una nuova idea di Resistenza. E una Resistenza che riguarda anche tutti noi in questo anno appena passato. Io grazie a quelle parole ho capito che la Resistenza è la capacità di sopravvivere quando si è in solitudine, quando si è lasciati soli, inventandosi questa capacità di sopravvivere. E infine perché porterò con me il ricordo di un reportage al mio stesso nonno, in giorni difficili e di paura. Mi è sembrata una cosa unica poter avere una copertina con il mio nonno davvero straordinario, una persona che nella mia vita ha un ruolo speciale».
 

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