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Livorno

la preside dell’iti 

«Servono tamponi rapidi prima di entrare a scuola o si torna a tre mesi fa»

Giulio Corsi
«Servono tamponi rapidi prima di entrare a scuola o si torna a tre mesi fa»

Manuela Mariani: «Cambiare di continuo danneggia la didattica e disorienta i ragazzi»

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Giulio Corsi

LIVORNO. «La paura è la terza ondata, ma la scuola è pronta e ha voglia di ripartire. Vorremmo soltanto essere confortati da azioni che evitino che i ragazzi entrino in classe positivi portandosi dietro a ruota quarantene, docenti costretti a fare didattica mista e le difficoltà che ne conseguono».

Manuela Mariani, preside dell’Iti, è molto chiara: servono i tamponi rapidi per gli studenti, il corpo docente e il resto del personale.

«Se i ragazzi potessero fare i tamponi - dice - questo ci darebbe una sicurezza maggiore. È fondamentale che chi entra a scuola sia “pulito”. Altrimenti torniamo all’estate, non sappiamo se chi entra in classe è sano o meno, poi scopriamo la positività di qualcuno e parte la catena. Tuttavia questo provvedimento non è una nostra competenza, dunque possiamo limitarci ad auspicarlo».

Secondo Mariani i tempi per lanciare i tamponi rapidi c’erano tutti: «Avremmo potuto sfruttare questo periodo per un’azione di questo tipo, per evitare contagi – continua la preside –. Nei primi mesi di questo anno scolastico abbiamo appurato che il problema non sta nella scuola, purtroppo a scuola il virus ci viene portato».

La gestione della didattica a distanza, per molti istituti, non è più un problema, però è quasi banale dire che le lezioni in presenza sono ben altra cosa. «Le complicazioni che nascono da una quarantena le gestiamo, all’Iti abbiamo intensificato le linee wi-fi, abbiamo messo la fibra in tutta la scuola, abbiamo dotato di computer e rete gli studenti che ne hanno fatto richiesta. Il problema è un altro - afferma la preside Mariani -: la scuola ha bisogno di stabilizzazione, non possiamo rincorrere ogni mese un decreto che cambia le modalità e impatta sulla didattica. Serve un’organizzazione che permetta una didattica a lunga gittata, non si può ogni momento rivedere le cose».

In che modo? «Occorre una concertazione forte tra stato e regioni - risponde Mariani -. Sono in disaccordo con chi si appella alle autonomie scolastiche e ritiene che le singole scuole debbano decidere se fare lezione in presenza o meno. La scuola si organizza con la didattica ma l’aspetto sanitario deve essere deciso dagli organi competenti, altrimenti si confondono le competenze a danno della didattica che è la cosa che ci preme di più».

Al centro del ragionamento ci sono gli studenti: «Se continuiamo così rischiamo che la frantumazione degli interventi possa incidere negativamente sull’organizzazione, mentre i ragazzi hanno bisogno di messaggi stabili. Le disposizioni sono cambiate continuamente: 75% in presenza, poi il 50%, il 25%, tutti dentro e tutti fuori, fino a semichiudere la scuola. Comprendo le motivazioni ma serve una decisione che tuteli studenti e didattica». —

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