Il Tirreno

Livorno

I Quattro Mori contro la Torre Pendente Ecco tutte le volte che hanno litigato

M.Z.

Al di là degli sfottò le ragioni dei duelli 

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Livorno. La contrapposizione fra Quattro Mori e Torre pendente è talmente arcinota che è stato possibile ritrovarla perfino sui quotidiani australiani. Ora le due città a contatto di gomito provano a trovare nella metropolitana di superficie un destino che le unisca. Meglio tardi che mai: ma di buone intenzioni sono piene le fosse, basta dare un’occhiata agli incontri istituzionali tutto miele a cavallo fra ’97 e 98 sul tram-treno.

Non è però per gli sfottò del vecchio antagonismo campanilistico che Pisa e Livorno si sono ritrovati a litigare a più riprese negli ultimi anni. E non è nemmeno per l’attuale differenza di colore politico, vistoche anche quando il sindaco era dello stesso partito in entrambe le città i battibecchi si sono moltiplicati ugualmente.

Ad esempio, nel gennaio di nove anni fa la delegazione livornese e quella pisana litigarono sulle porte vinciane sotto gli occhi di un furibondo presidente Enrico Rossi. Quelle “porte” fra Scolmatore e Darsena Toscana Livorno le vuole chiuse per evitare l’insabbiamento del porto e Pisa le vuole aperte per garantire lo sbocco a mare dei cantieri lungo i Navicelli. La soluzione c’è: un nuovo ponte girevole sullo Scolmatore due chilometri a monte ma per ora è lettera morta.

È solo l’assaggio dello scontro sull’espansione del porto: indispensabile per evitare il declino dello scalo di Livorno che non ha più né spazi né fondali adeguati; temuta dal litorale pisano perché si ha paura che porti erosione. Del resto, già sul rigassificatore Olt Pisa fece fuoco e fiamme per poi ottenere come compensazione la realizzazione dell’incile e cambiare idea sull’impatto dell’offshore che non era più così problematico…

Il punto è che le due città hanno in atto uno sviluppo opposto sulle due sponde dello Scolmatore distanti neanche cento metri l’una dall’altra. A sud di questo minuscolo corso d’acqua profondo appena qualche spanna: c’è Livorno con uno dei primi cinque porti sia merci che passeggeri a livello nazionale (e con un polo petrolchimico che non è solo Eni e vale complessivamente circa 1.500 buste paga ma anche una delle più importanti aree a rischio rilevante di incidente industriale). A nord invece: c’è Pisa che ha il turismo del litorale fino al porticciolo costruito sulla foce d’Arno e il parco di San Rossore (che da Pisa ha la responsabilità della livornesissima area naturale marina della Meloria).

Non stiamo litigando più per i gol amaranto di Miguel Vitulano (22 aprile ’79) o nerazzurri di Giorgio Barbana (3 dicembre ’78). Sono in ballo i modelli di sviluppo: ma finché Livorno e Pisa si beccheranno fra loro sarà un gioco da ragazzi per Firenze dettare la propria legge. —

M.Z.

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