Il Tirreno

Livorno

Positivo prima del ricovero a oncologia: «Da 50 giorni siamo dentro un calvario»

Federico Lazzotti
La foto che Elisa Parigi ha messo sui social con il padre Giuseppe
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La foto che Elisa Parigi ha messo sui social con il padre Giuseppe

L’ex commerciante è in gravi condizioni. Lo sfogo della figlia: «La pandemia ha distrutto i rapporti tra medici e pazienti, vanno ricostruiti il prima possibile» 

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LIVORNO. La scoperta del tumore alla fine di ottobre. La forza di reagire, di guardare verso la speranza cercando di non lasciarsi andare. I primi consulti con i medici di oncologia in vista del ricovero. Il coraggio che si fa strada. Poi, purtroppo, un calvario che non è ancora finito.

A raccontare la storia di Giuseppe Parigi, 70 anni, storico commerciante livornese che ha fondato l’omonima coltelleria di via delle Bandiere, è la figlia Elisa. Insieme alla mamma, da giorni, vivono con le dita incrociate perché questa storia abbia un lieto fine nonostante i segnali non siano incoraggianti. «Papà – spiega – è ricoverato nel reparto Covid. Le sue condizioni sono molto serie e si sono aggravate». Elisa ha affidato il suo sfogo prima ai social. «Il mio scopo – dice – è quello di denunciare quanto il coronavirus stia annullando sia i rapporti umani che quelli con i medici. Perché un conto è avere un contatto diretto con il dottore, un altro è parlarci per telefono».

Ecco perché la storia di suo padre può essere un monito per mantenere il più possibile le relazioni dirette tra medico e paziente: «Il 9 novembre – racconta – ha fatto il tampone pre ricovero scoprendo di essere positivo al Covid. Qui è iniziato il calvario. Dopo ci sono stati altri otto tamponi di cui uno negativo, uno debolmente positivo e gli altri sempre positivi. Ma per essere ricoverato servono due tamponi negativi consecutivi». Così il 9 dicembre il settantenne comincia ad avere l’affanno. «Chiamiamo l’ambulanza – prosegue – la sera ci dicono che non ha niente di grave e lo dimettono senza terapie. Il giorno dopo ci comunicano che in verità ha una polmonite e di fare dieci giorni di antibiotico. Al termine del quale nessuno lo visita per vedere se la polmonite è risolta. Papà purtroppo va in depressione. Pesantemente. Si riduce in uno stato impressionante. Ma è ancora positivo al Covid. Non può fare analisi, non può essere visitato, nessuno che ci dica se il tumore è avanzato. E i colloqui con medici e psicologi sono solo telefonici. E deve rimanere a casa».

Purtroppo il 30 dicembre le condizioni dell’ex commerciante peggiorano e viene ricoverato nel reparto Covid. «È andato all’ospedale solo con il cellulare – prosegue la donna – per tre giorni è rimasto praticamente senza niente: ricambi, libri, lo spazzolino e soprattutto il caricabatterie del cellulare. Tanto che lo abbiamo potuto vedere solo attraverso alcune infermiere attraverso una video chiamata. Solo ieri – va avanti – attraverso i volontari siamo riusciti a farli arrivare la valigia e il carica batterie. Per il malato e per chi è a casa e vorrebbe almeno poterlo sentire. Mentre tutti festeggiavano l’anno nuovo noi ci interrogavamo sulla disumanità di tutto quello che sta succedendo. Ecco perché non abbiamo niente da festeggiare. Una grande solitudine e tristezza ci invade il cuore». 

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