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Londi, tutti licenziati Dopo il fallimento si cerca un investitore
Ultimo atto per la storica azienda dolciaria di via della Padula Rossi (Flai Cgil): Comune e Regione restino al nostro fianco
livorno. Alla fine sono arrivati i licenziati per gli undici dipendenti della Nuova Londi, storica azienda dolciaria labroniche che alla metà degli anni trenta aveva cominciato a produrre prodotti da colazione riuscendo a conquistare una certa qual fetta del mercato toscano. È stata costretta ad arrendersi: la sentenza n. 59/2020 del Tribunale già dal 4 novembre ne aveva dichiarato il fallimento. E ora nel bel mezzo delle festività più anomale dai tempi della guerra, sono state recapitate le lettere di licenziamento.
A darne notizia è il sindacato Cgil di categoria per bocca del segretario provinciale Michele Rossi, segnalando che «per Livorno si tratta di un altro duro colpo».
Questo choc arriva a quasi dieci mesi dall’inizio delle restrizioni generalizzate su scala nazionale per gli effetti del Covid ma – spiega il dirigente sindacale - «il fallimento della Nuova Londi non è stato causato dalle conseguenze del lockdown bensì da una situazione debitoria critica che si protraeva ormai da anni».
Rossi non nasconde che a questo punto non resta che un auspicio: «C’è da augurarsi che nel più breve tempo possibile si presenti un imprenditore interessato a rilanciare quest'importante azienda». Anche perché in realtà, come spiegano dal quartier generale di Cgil, la Nuova Londi «potrebbe disporre ancora di un importante volume di ordini e di mercato: il marchio delle storiche merendine è infatti conosciuto e apprezzato in tutta Italia».
Rossi dà atto tanto al Comune di Livorno che alla Regione Toscana di essersi impegnati in questa vicenda e di aver seguito la vertenza «sin da quando si sono iniziati a manifestare i primi segnali di crisi»: è una attenzione per la quale il sindacalista spende parole di ringraziamento per gli amministratori. Al tempo stesso, però, rilancia nei loro confronti: lo dice rivolgendosi sia a Palazzo Civico che alla giunta regionale con «un nuovo appello» perché – tiene a sottolineare – «continuino ad impegnarsi per favorire l'arrivo sul territorio di un imprenditore disposto a rilanciare questo storico marchio e a reintegrare tutti i lavoratori che facevano parte di questa importante realtà produttiva».
A giudizio del sindacato, è «quantomai importante trovare risposte nel più breve tempo possibile». Il segretario territoriale della Flai Cgil lo dice senza troppi giri di parole: «Il rischio infatti è che l'azienda, adesso in mano a un curatore fallimentare, venga progressivamente smantellata». —
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