Gioco
A Livorno striscioni in piazza e battute sui social: «Maledetto 2020, vattene per sempre»
Lo spiritaccio labronico prende di mira l’anno da incubo che ci ha sconvolto: cercasi normalità disperatamente
LIVORNO. Se nel bel mezzo della guerra e delle bombe Eduardo De Filippo si aggrappava alla speranza che alla fin fine, magari per il semplice scorrere del tempo, «’a nuttata» avesse «da passà», qui nel bel mezzo di quest’esperimento antropologico mai azzardato nella storia umana – fra zona rossa, divieti e lockdown – salta fuori il nostro incubo peggiore, magari declinato nel segno dell’ironia labronica: che questo 2020 non voglia andarsene e ci resti incollato addosso. Niente esprime lo spiritaccio labronico quanto il fotogramma che si coglie al volo in piazza Sforzini, a Ardenza Terra. È uno striscione alle spalle della fermata del bus che riassume il “sentiment” popolare meglio di Google Trends: «2020 meno male ti sei levato di ‘ulo».
Le aspettative? Ridotte al minimo, come fa dire il nostro Claudio Marmugi al video di Matteo Cesca: «Fare peggio dell’anno prima è quasi impossibile, non me la voglio tirare». Come dire: «È come per il capitano partito dopo il Titanic. Obiettivo: arrivare di là». È la decrescita dei sogni: «Macché pretendere di abbuffarsi? Mi basta un 2021 come un brodino».
La grinta amaranto dei Gary Baldi Bros l’abbiamo vista nella loro energetica diretta streaming nella notte di San Silvestro in onda anche su Granducato tv: dopo l’inizio un po’ “impigiamato” fra vestaglina pop, mascherine anche ai piedi e calzettoni casa dolce casa, ecco l’invito: «Tutti in piedi sul divano!». E poi: «E ora battaglia di cuscini». Il modo giusto per fare i conti con un San Silvestro nel segno della mestizia, tutti stoppinati dentro l’uscio.
Mentre sulla pagina Fb di Francesco Gazzetti campeggia per il 2021 l’ingiunzione a fare ammodino», ecco che sui social livornesi rimbalzano due vignette-simbolo. L’una: un gruppo di persone si nasconde dietro la cantonata e con uno spazzolone cerca da lontano di dischiudere una porta sulla quale campeggia la scritta “2021”, al di là finora non si vede granché se non un’ombra buia. L’altra: un tipo sta per festeggiare con lo champagne che già schizza fuori dalla bottiglia e toglie dal calendario al muro la data del 31 dicembre ma resta di sasso e impreca quando si accorge che dietro l’Ultimo dell’Anno non spunta un nuovo inizio bensì il 32 dicembre. È quest’ultimo anche il tweet di risposta a una delle “frasi di Osho” che prendono a prestito il gergo politichese delle liturgie da crisi di governo, un po’ sull’esempio di Cottarelli prima di Conte: «Il 2021 a un passo dalla rinuncia all'incarico, si va verso un 2020 bis».
Fortuna – e non stiamo scherzando - che abbiamo i Mayor von Frinzius, la compagnia labronica di teatro guidata da Lamberto Giannini che ci fa scoprire la verve ironica delle persone down. Come nel discorso – diffuso via Facebook e Youtube – del «nostro presidente Federico Conte Parlanti»: è un mondo alla rovescia quello dei suoi auguri, ed ecco che l’auspicio è di «un 2021 che sia uguale al 2020», con la mascherina che va indossata «quando entrate in casa e tolta quando uscite», ovviamente bisogna star fuori di casa «dalle 22 in poi almeno fino alle cinque» e, manco a dirlo, standosene tutti ben assembrati.
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