Il Tirreno

Livorno

«Quell’ecomostro non è un monumento e con zio Paperone avrebbe un’altra vita»

Giulio Corsi

Daniele Caluri difende la sua idea di trasformare il mausoleo a Ciano «I tanti fascisti livornesi si opposero, ma non simboleggia nulla»  

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a colloquio

Giulio Corsi

La proposta di Eugenio Giani di pensare a un’operazione intorno al monumento a Ciano, da 80 anni opera incompiuta nel cuore delle nostre colline, ha riacceso il dibattito su quel gigantesco basamento in granito pensato dal regime fascista per dare memoria eterna al gerarca livornese e finito per diventare simulacro della caduta della dittatura.

Che fare del monumento a Ciano? L’ultimo, prima del presidente della Regione, che azzardò una proposta fu Daniele Caluri, fumettista livornese di fama nazionale, autore con Emiliano Pagani di Don Zauker.

Caluri lanciò l’idea di trasformarlo nel deposito di Zio Paperone: «La realizzabilità c’era - ricorda -, anche la Sovrintendenza di Pisa mostrò un certo interesse, poi abbiamo capito che è questione veramente spinosa, che fa storcere la bocca a tanti, ma d'altra parte un’operazione artistica non può accontentare tutti, anzi più bocche fa storcere e meglio è».

Sembrava molto una provocazione...

«Provocare è la cosa più facile al mondo, ma per me non voleva essere un’idea provocatoria, ma artistica. Mi interessava trasformare un rudere che è privo di valore sia storico che artistico che religioso (visto che non è un mausoleo) in un'operazione con una componente sicuramente surreale ma anche molto pop».

Anche il sindaco Nogarin la seguì...

«Manifestò all’inizio un interesse anche entusiastico, poi probabilmente picchiò il muso contro quelli che a Livorno erano contrari, e ce ne sono tanti, perché di ex fasci questa città è piena. E così in una trasmissione a Radio Popolare fece marcia indietro dicendo che doveva tenere conto delle istanze di tutti, e propose un’operazione provvisoria con dei proiettori che sparavano le immagini sui teloni. Vi immaginate i teloni lassù, con una libecciata sarebbero finiti a Riparbella».

Ma non erano contrari solo gli elettori della destra nostalgica...

«Vero, tra gli altri storse la bocca anche l’attuale assessore alla cultura che con la sua tipica aria di sufficienza la liquidò come una boutade».

Il deposito di Zio Paperone a Montenero riscosse anche consenso però...

«Per un mese esatto ne parlarono tutti i giornali italiani, mi chiamò Pif su Radio 2, perfino Gq ne scrisse. Si avvicinarono comitati di writers e street art, mi contattarono gruppi di artisti di strada, graffitari che sarebbero venuti volontariamente a darmi una mano con impalcature e tinte, perché alla fine, al di là delle questioni locali, di Ciano e delle colline, quella proposta diventò un simbolo».

Simbolo di cosa?

«Diventò simbolo per tanta gente che vide in quella idea colorata, scherzosa, surreale il desiderio di dare una sorta di seconda vita, sicuramente più positiva, a quello che oggi è un ecomostro a tutti gli effetti».

Non ritiene che così si distrugga un monumento storico?

«Io sono contrario all’abbattimento di monumenti, anche di epoca fascista, la storia non si cancella, sarebbe un delitto, anzi i monumenti nati in quel ventennio devastante e tragico devono restare anche per ricordarci, hanno un potentissimo effetto sulla memoria».

Però voleva in qualche modo cancellare quell’opera.

«La mia intenzione non era radere al suolo un monumento fascista: il fatto è che quell’oggetto non simboleggia nulla ed è all'abbandono totale».

Avevate considerato come l’avrebbe presa la Walt Disney?

«A quella trasmissione a Radio Popolare eravamo intervistati io, Nogarin e Tito Faraci, fumettista, scrittore, curatore di Feltrinelli Comics ma anche sceneggiatore di Disney. Si dimostrò entusiasta dell'idea, e disse che sarebbe intervenuto per capire i margini d'azione. D’altra parte l’arte non si può occupare dei plagi, del furto di proprietà intellettuale: l'operazione artistica senza fini di lucro utilizza immagini che sfruttano oggetti già pronti o immagini altrui. Anche Schifano ha fatto dipinti con Topolino e il marchio Coca Cola, in arte è possibilissimo fare tutto».

Riproporrà l’idea?

«Aspettiamo che crolli? Quell’ecomostro, non ha più nulla di monumentale, ma mi sembra di essere un cane che urla al vento». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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