Gioco
La Cina dà l’ok per la nave “prigioniera”
Il comandante livornese potrà scendere a terra: il ministro Di Maio ottiene l’autorizzazione dalle autorità di Pechino
Mauro Zucchelli
LIVORNO. Finalmente si sblocca la vicenda del comandante livornese Gabriele Padovan e degli altri marittimi italiani che ormai da mesi sono “prigionieri” nella baia di Bohai, 200 chilometri a sud est di Pechino, a bordo di due navi battenti bandiera italiana, la “Antonella Lembo” e la “Mba”, entrambe appartenenti a armatori napoletani. È arrivato il via libera da parte delle autorità cinesi allo sbarco: l’annuncio arriva dal ministro degli esteri Luigi Di Maio, che ha scritto una lettera ai sindaci dei comuni di provenienza dei lavoratori italiani, compreso quello di Livorno Luca Salvetti. Lo ripete spiegando di essere «personalmente intervenuto con una lettera al mio omologo cinese, rappresentando gli evidenti aspetti umanitari assunti dalla vicenda e richiedendo una sua pronta soluzione».
Ma questo non significa che i marittimi metteranno subito piede a terra. È lo stesso titolare della Farnesina ad auspicare che «ciò possa avvenire prima possibile». Probabilmente verso fine gennaio, come spiega il comandante Padovan contattato dal Tirreno («ci sono tempi tecnici da rispettare»).
Lo sblocco riguarda la volontà politica e l’intesa fra le autorità cinesi e quelle italiane. Come anticipato dal Tirreno, non si tratta semplicemente di far scendere a terra chi è adesso a bordo: la nave deve avere la presenza del personale che serve a garantirne la sicurezza, dunque «lo sbarco di marittimi e comandante è legato all’arrivo di chi li rimpiazzerà», segnala il capitano livornese. Ma nell’era del Covid tutto questo è dannatamente complicato: c’è da reclutare il nuovo equipaggio, deve avere i tamponi negativi prima della partenza, in Cina minimo 14 giorni di quarantena…
«La Farnesina, in stretto e continuo raccordo con l'ambasciata d'Italia a Pechino, ha seguito la delicata vicenda fin dal suo insorgere con la massima attenzione», tiene a sottolineare il ministro Di Maio nella lettera ai sindaci. Lo ribadisce segnalando che «la nostra rappresentanza ha prontamente stabilito e mantenuto un contatto costante con gli armatori delle due navi e soprattutto con i nostri connazionali per monitorarne le condizioni di salute, pronta a intervenire se si fossero verificate criticità». Aggiungendo poi: «Nel contempo, l'ambasciata ha svolto a più riprese passi di sensibilizzazione ai più alti livelli perché si giungesse in tempi rapidi ad uno sblocco della delicata situazione».
Nel corso di una videoconferenza con il ministro degli esteri cinese Wan Yi, Di Maio lo ha ringraziato «per il suo intervento che ha consentito di sbloccare la questione degli equipaggi di alcune navi italiane all'ancora in porti cinesi»: una situazione che ha visto gli equipaggi «duramente provati».
È dalla fine di luglio che la “Antonella Lembo” a bordo della quale c’è il comandante Padovan è ferma al largo del porto di Huang Hua con un carico di 91mila tonnellate di carbone siderurgico australiano. Il comandante livornese e i marittimi sono rimasti intrappolati nella guerra commerciale fra Cina e Australia, che stanno sgomitando nell’area pacifica come potenze commerciali per allargare la propria area d’influenza geopolitica, avendo peraltro un fortissimo interscambio (tant’è vero che l’uno è fra i principali destinatari dell’export dell’altro). —
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