Il Tirreno

Livorno

Vigilia e Natale al villaggio Caritas pranzo da asporto per 250 persone

Federico Lazzotti
Vigilia e Natale al villaggio Caritas pranzo da asporto per 250 persone

La direttrice suor Raffaella Spiezio sulle nuove povertà  «Aumenta anche la solitudine, ma sarà una rinascita»

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Federico Lazzotti

Livorno. Niente pranzo di Natale e Vigilia tutti insieme, vicini e seduti allo stesso tavolo? Che problema c’è. «Abbiamo trovato una soluzione creativa», dice suor Raffaella Spiezio, direttrice della Caritas Livorno, donna di fede e amministratrice che non si ferma davanti alle difficoltà ma cerca sempre una soluzione per superarla. Così ecco che il programma per «non lasciare da solo nessuno». Cambia l’organizzazione ma non la sostanza: oggi e domani, infatti, nel villaggio della carità, in via Giorgio La Pira, saranno preparati e consegnati 250 pasti da asporto, altri 900 pacchi alimentari sono in consegna. E a questi vanno aggiunti i doni che in questi mesi i livornesi hanno consegnato alla Caritas.

«La cucina – spiegano – è accesa. Per la Vigilia di secondo ci sarà anche il cacciucco, chi vorrà potrà mangiare al villaggio, ovviamente rispettando le distanze». Per oggi, appuntamento alle 11, 30, ci sarà anche il vescovo di Livorno Simone Giusti con cui gli ospiti si intratterranno in un momento di preghiera. Mentre domani si potrà ritirare il pranzo dalle 11, 30 alle 13.

Un dono per chi non ha doni, al quale in questi mesi hanno lavorato ogni giorno circa sessanta persone tra operatori e volontari. Perché è inutile girarci intorno: questo – conferma suor Raffaella – «è senza dubbio il Natale più difficile che abbiamo mai affrontato». Perché non è solo aumentato il numero dei poveri, ma sono cresciute anche solitudine e vergogna. E per queste non c’è denaro che riesca a ripagarle, se non la moneta del cuore.

«La pandemia – prosegue la direttrice della Caritas – ha peggiorato la vita su molti fronti: l’impossibilità di dimostrare vicinanza fisica e il dolore di tante morti. Costringendoci a cambiare anche approccio attraverso appuntamenti e assistenza telefonica. Tante persone che prima andavano avanti con lavoretti saltuari sono crollati. Ma non solo, questo impoverimento ha toccato trasversalmente tutti».

Di episodi che confermano le difficoltà di molti ce ne sono molti: c’è un padre che aveva sempre visto la Caritas come l’ultimo porto nel quale rifugiarsi, costretto a lanciare un sos per essere soccorso prima di naufragare. E pure un volontario che per anni ha aiutato l’associazione e oggi, rimasto solo e costretto a casa, ha avuto bisogno a sua volta di un pasto caldo a domicilio.

Ma suor Raffaella, nonostante tutto, riesce a vedere la luce. A cominciare «dal grande cuore dei livornesi» che hanno risposto alla campagna #RestiAmoaccanto. «Come dice Papa Francesco – insiste – dobbiamo ricordarci che il Natale arriva per tutti e soprattutto per le persone a cui nessuno pensa. Eppure il Natale è portatore di un messaggio di speranza: un bambino che nasce porta novità e bellezza. Un punto di vista che ci deve orientare verso il futuro imparando da questa vicenda».

Proprio i più piccoli sono un capitolo che sta particolarmente a cuore a suor Raffaella. «Perché si tratta della fascia di età che ha maggiormente sofferto, privata degli amici, della scuola, dei giochi. Per loro è stato come togliergli il respiro». E chi ha meno ha maggiormente patito questo lungo periodo.

«Pensiamo ai bambini soli – fa notare – che avevano il terrore di non poter tornare a scuola. Le famiglie in difficoltà si sono trovate a fare lezioni on line senza connessione, oppure solo con il cellulare dei genitori. Noi abbiamo sostenuto la scuola, ma alcuni non sapevano nemmeno che potevano chiedere un sostegno. Abbiamo anche lanciato la campagna delle wi-fi libere, ma non è stata raccolta, purtroppo. Forse perché il telefono è diventato per tutti noi un bene primario». L’ultimo messaggio è all’anno che verrà. «Accogliamo questo 2021 con la gioia nel cuore perché non sarà mai come quello che si sta chiudendo». —

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