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Livorno

Viaggiatori senza caffé: il bar della stazione di Livorno è chiuso di nuovo

Simone Fulciniti
Viaggiatori senza caffé: il bar della stazione di Livorno è chiuso di nuovo

La catena Lagardère: «Sono poche le persone in transito dobbiamo attendere per decidere cosa fare a gennaio» 

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LIVORNO. Da ormai qualche giorno, chi transita dalla stazione ferroviaria di Livorno, non ha la possibilità, anche solo con l’asporto, di fare colazione, né di prendere un panino o un caffè. Le serrande del bar sono di nuovo abbassate. E sono trascorsi solo cinque mesi (avvenne a fine luglio) dalla riapertura del locale affidata come in passato al gestore Lagardère travel retail (leader mondiale all’avanguardia nel settore). La catena, alla riapertura estiva, si era anche occupata di adeguare l’esercizio alle norme anti Covid. Una ripresa dell’attività necessaria per le centinaia di viaggiatori che ogni giorno transitano e che è stata stimolata a più riprese anche da Il Tirreno.

In questi giorni, però, è arriva una nuova doccia fredda. «Non abbiamo ancora un quadro esatto della situazione generale - spiega Stefano Pinto, responsabile del personale per la rete vendita Lagardère - perché attualmente il traffico dei passeggeri è inesistente. E, anche noi, dobbiamo attendere, capire come muoverci, attraversare una fase di stand-by, in accordo con le Ferrovie dello stato».

I treni non sono stati tagliati, ma i passeggeri sono molto diminuiti e il problema ha una portata di carattere nazionale. «È tutto bloccato, non solo a Livorno - va avanti Pinto - E la crisi non si limita alle stazioni, ma si estende anche agli aeroporti. Da quando è stato vietato lo spostamento tra le regioni il quadro generale è andato sempre peggiorando».Il futuro, dunque, è ancora incerto e nebuloso. La speranza è che la curva dei contagi rallenti. «Noi - prosegue Pinto - ci auguriamo che sia una cosa passeggera: in fin dei conti il contratto che abbiamo stipulato per la gestione è in essere ( andrà avanti ancora qualche anno), e siamo intenzionati a rispettare gli accordi. Sono le condizioni del paese, le contingenze, a imporre lo stop». Al “Briccocaffè” lavorano 6 dipendenti.

«I lavoratori per adesso riscuotono l’assegno del fondo d’integrazione salariale (l’azione a sostegno del reddito nei confronti di coloro la cui attività lavorativa è sospesa). Per questo non corrono pericoli. Inoltre, proprio nelle ultime ore, abbiamo sottoscritto un accordo con i segretari nazionali dei sindacati, in base al quale andremo ad erogare una “una tantum" ai dipendenti, non solo quelli di Livorno, ma di tutta Italia». Pinto sottolinea come Livorno non sia un caso isolato, anzi, ribalta la questione sostenendo che «sarebbe un caso isolato se il bar fosse aperto». Tanto dipende dai canali di vendita. «Ad esempio - conclude - lungo le autostrade i locali sono aperti, perché abbiamo l’obbligo di restare aperti. Ma, come ripeto, negli aeroporti e nelle stazioni i punti ristoro sono quasi tutti chiusi, non solo i nostri. Si è fermato il mondo, purtroppo questa è la desolante realtà». 
 

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