Gioco
Viaggio in tv dalle Alpi al nostro mare per raccontare la Livorno degli svizzeri
Una trasmissione dell’emittente elvetica tutta dedicata all’importante presenza di questa comunità straniera in città
Roberto Riu
LIVORNO. “Dalle Alpi al mare: gli svizzeri a Livorno” è il titolo del video in onda da ieri sulla rubrica “Oltre la news” della Rsi (Radiotelevisione Svizzera di lingua Italiana). La trasmissione è scaturita da un servizio realizzato da Marco Carlone e Daniela Sestito che per conto della emittente elvetica hanno eseguito le riprese nella nostra città ed in particolare nella sede della “Società Svizzera di Soccorso Onlus” (www.collegamentosvizzero.it) situata in via Ernesto Rossi 34 intervistandone la presidente Margherita Wassmuth, oltre agli interventi di Fabrizio Ottone (associazione Guide Labroniche) e del professor Maurizio Vernassa (Università di Pisa), insieme al contributo del “Centro Studi internazionale Le Livornine”.
La presenza degli svizzeri a Livorno, così come delle altre comunità straniere, è una diretta derivazione delle Leggi Livornine emanate alla fine del '500 dal granduca Ferdinando I de' Medici e che vengono ricordate in apertura del video con il loro celebre incipit:“A tutti voi mercanti di qualsivoglia nazione...” dando così vita a quella che è stata in seguito definita “Livorno, città delle Nazioni”. A venire qui furono dapprima gli svizzeri giunti dalle Centovalli e dal Pedemonte per sfuggire alla crisi economica di quelle zone: «All'inizio – spiega Fabrizio Ottone – vennero qui la presenza elvetica a Livorno era costituita dai doganieri svizzeri. Venivano chiamati “facchini svizzeri” ed erano impiegati in operazioni molto delicate. Sbarcavano le merci che poi andavano sdoganate e pesate».
Erano insomma considerate persone estremamente affidabili: «Avevano una disciplina ferrea – sottolinea Maurizio Vernassa – e per lungo tempo non potevano portarsi appresso le famiglie. Erano perciò dedicati completamente al loro lavoro. Oltre al facchinaggio gli svizzeri lavoravano anche come spazzacamini,tagliatori di pietre e guardiani dei lazzaretti».
Un secondo flusso di svizzeri arriverà in seguito per professare liberamente la propria fede, oltre che per usufruire dei privilegi commerciali previsti dalle Livornine: «Si trattava – commenta Margherita Wassmuth – di gente che aveva problemi di religione per il luteranesimo oppure che voleva commerciare liberamente. Fra di loro, nel 1830, c'era anche il mio quadrisnonno. La mia famiglia ha sempre mantenuto la cittadinanza svizzera e siamo attinenti a Sciaffusa». Ed ecco che l'obiettivo della telecamera abbandona il paesaggio urbano livornese e la sede della Società Svizzera di Soccorso,dove era stata allestita per l'occasione una piccola mostra documentaria: l'attenzione si posa sul cimitero olandese-alemanno di via Mastacchi e sulla facciata del tempio ottocentesco in stile neogotico sugli Scali degli Olandesi.
Oltre a partecipare nell'ambito della Congregazione Olandese-alemanna le persone di origine elvetica dettero vita a propri circoli e società. Nasce così a Livorno nel 1831 la “Società Svizzera”: al suo interno fu addirittura realizzato una sorta di impianto di bowling: «Prima della guerra avevamo, ad esempio, un birillaio: ancora in Italia non si conosceva, vennero apposta da Zurigo per costruircelo. C'erano poi la sala da ping-pong e la sala da ballo». La Società Svizzera di Soccorso è arrivata sino a noi ed è impegnata in attività di beneficenza. Dal punto di vista della consistenza le cose nel tempo sono però molto cambiate: alla fine dell'Ottocento gli svizzeri a Livorno erano circa milleduecento, oggi sono una cinquantina. Ma la memoria di quella comunità è ancora ben incisa nella storia di Livorno. Info: www.rsi.ch Oltre la news. La Rsi è anche su Facebook. —
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