Gioco
La nostra cucina ha bisogno di giorni per poter partire
LIVORNO. «Abbiamo deciso di non aprire in questi quattro giorni per due motivi. Intanto perché siamo stati avvisati della zona gialla soltanto venerdì, due giorni prima dell’eventuale riapertura al pubblico, poi per il rischio di dover buttare via la spesa in caso di poche prenotazioni». L’unica soluzione era improvvisare un menu ridotto, ma non se la sono sentita. «Non è nella nostra filosofia».
Così Antonio Fidanzi e la moglie-chef Monica Inghilleri hanno preferito tenere giù la saracinesca dell’osteria La volpe e l’uva, il ristorante nel quartiere della Venezia che gestiscono da poco più di tre anni.
Una scelta basata su un’idea di lavoro , di cura e preparazione dei piatti a cui tengono in particolar modo: «La nostra linea di cucina richiede giorni di lavoro prima di poter partire con il servizio - sottolinea ancora Fidanzi - abbiamo la pasta fresca fatta in casa, abbiamo piatti particolari come lo stinco di vitello che ha bisogno di tre giorni di cottura a bassa temperatura… Insomma, per noi era davvero impossibile».
Dunque la scelta è stata obbligata. La particolarità della cucina e la creatività nel presentare i piatti hanno, infatti, portato Antonio Fidanzi a non attivare le consegne a casa nei periodi di chiusura totale, «anche perché - evidenzia sempre il titolare del ristorante La volpe e l’uva - avrebbe rovinato i prodotti e alla fine sarebbe stata controproducente».
«Recentemente abbiamo aperto la cucina solo per tre giorni, quando abbiamo consegnato i pasti al reparto Covid dell'ospedale di Livorno: l’abbiamo fatto con il cuore, non potevamo restare indifferenti. La speranza? Riaprire a gennaio». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
