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Livorno

Chiude dopo solo dieci mesi la libreria Ubik all'ex Lazzeri: «Con il lockdown è stato un disastro»

Simone Fulciniti
Chiude dopo solo dieci mesi la libreria Ubik all'ex Lazzeri: «Con il lockdown è stato un disastro»

Aveva inauguarato a febbraio. L'annuncio della responsabile: «Già col trasferimento da via Ricasoli gli affari hanno cominciato a calare, ora dobbiamo dire addio»

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LIVORNO. Un fulmine a ciel sereno. La libreria Ubik, quella situata all’ex teatro Lazzeri, chiude i battenti (ultimo giorno il 31 dicembre) ad appena 10 mesi dalla nuova apertura. Una brutta notizia per i clienti affezionati e in genere per tutti i frequentatori di librerie che ora si troveranno con un altro luogo del cuore in meno. E un colpo al cuore anche per la responsabile Veronica Tafi che non per niente ha voluto annunciare la fine di questa avventura anche con un post toccante sulla pagina Facebook della libreria. Una serie di concause hanno portato i titolari a prendere l’amara decisione.

«L’anno non è stato dalla nostra parte – dice Tafi –, abbiamo inaugurato qui all’ex Lazzeri il primo di febbraio e poco dopo sono cominciati i tempi duri coi vari lockdown. Quando abbiamo riaperto si andava ormai verso la stagione estiva, quella dove cala il passaggio, col turismo, giocoforza, assente. Poi i problemi di contesto, col bar ristorante adiacente falcidiato dai vari decreti. Dulcis in fundo, a novembre, c’è stato un furto: la zona ha perso la sua sicurezza. Insomma un mix di cose negative».

Tuttavia, secondo la responsabile, alla radice del fallimento sta il cambio di ubicazione: da via Ricasoli a Via Cosimo del Fante. «Un altro fatto doloroso ha fatto la differenza: il disperdersi di tutti i clienti affezionati al negozio precedente. Una circostanza che mi ferisce particolarmente: primo perché tra quella location e questa ci sono giusto una decina di minuti a piedi; e poi il pensiero che, evidentemente, le persone venivano soltanto per la posizione centralissima, e non per il nostro lavoro». E prosegue. «È dura da accettare visto l’impegno che abbiamo sempre profuso: confermato da quei pochi che invece hanno continuato a venire comunque. Con i quali abbiamo stretto amicizia anche fuori dal contesto, ci scriviamo spesso, ci chiamiamo».

Veronica Tafi è un fiume in piena. «Inoltre – sottolinea – chi non è più venuto, ci ha accusato sui social di aver fatto una scelta casuale, sbagliata a lasciare la vecchia posizione. Non conoscendo le ragioni che ci hanno spinti in quella direzione, personali, private, rincaro affitti, e che certo non dobbiamo sventolare ai quattro venti. Tanti che oggi piangono la libreria, io, qui, non li ho mai visti». Tante promesse, pochi fatti. «All’inaugurazione eravamo pieni. Durante il lockdown i telefoni scoppiavano dai messaggi che ci chiedevano le date di riapertura. E al momento che siamo tornati non c’era nessuno». L’impegno sempre al massimo. «Abbiamo invitato autori, famosi e esordienti, per smuovere la gente. Sviluppato numerose campagne promozionali, l’ultima quella del libro in omaggio: inviando messaggi su whatsapp ai quali i clienti hanno risposto che ci siamo allontanati troppo, e che non sarebbero venuti neppure a ritirare il libro gratuito».

Inevitabile pensare al futuro dei tre ragazzi impiegati, che pare senza sbocchi. «Siamo partiti in quattro, e una di noi, dopo lo stop di aprile non è più rientrata, non ce n’era bisogno. Eravamo comunque pronti a richiamarla in caso di necessità». Che purtroppo non c’è stata e non ci sarà. «I fondi sfitti su Livorno sono o troppo piccoli, o troppo grandi, o troppo costosi. Per qualcosa che potrebbe andare bene ci chiedono diverse migliaia di euro. Di questi tempi è improponibile. Ce, lo auguriamo per il futuro, ma non è detto». Lo scenario più probabile è quello della disoccupazione. «Tutte le Ubik sono piene, e chi ha il posto, giustamente se lo tiene. Ad oggi non ci sono speranze».

A lavoro tra gli scaffali c’è anche Giulia Socci. Dietro la mascherina lo sguardo è molto triste. «Sono in Ubik dall’ottobre 2019 – dice-. Ci siamo trasferiti pieni di speranze, ma il lockdown ci ha tagliato subito le gambe. E poi la diffidenza e la paura generale dovuta all’emergenza sanitaria hanno fatto il resto. Speravamo di riprenderci nei prossimi mesi, ma ormai i giochi sono fatti».

Per Giulia arriva dunque lo spazio per concentrarsi sullo studio. «Penserò all’università, ma mi dispiace. È stata una gran bella esperienza: lavorare tra i libri, con le colleghe, il luogo, le persone. Spero di poter operare ancora in quest’ambito, magari con un “capo” come Veronica, che è fantastica». Adesso comincia l’ultima corsa: come detto la chiusura è prevista per il 31, ma la libreria abbasserà le serrande anche il 25, 26 e 27. E nel frattempo tanti libri partiranno alla volta di altri lidi. Sarà insomma “Un lungo addio” . —

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di Redazione web