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Si è spenta a 92 anni Alfreda Mancini: lutto nel rione di Salviano
Apparteneva a una storica famiglia del quartiere, era stata contadina di seconda generazione molto conosciuta in parrocchia. Si è spenta dopo aver contatto il Covid
LIVORNO. Lutto a Salviano per la scomparsa di Alfreda Mancini appartenente a una storica famiglia del quartiere: si è spenta all’età di 92 anni dopo aver contratto il Covid: il decesso è avvenuto a Vicenza, dove da qualche tempo viveva per star vicino ai figli (Marcello, medico ospedaliero internista, e Mauro, dirigente d’azienda).
Era stata contadina, della seconda generazione, l'ultima sopravvissuta tra numerosi fratelli e cugini. La sua era una famiglia di coltivatori diretti che negli anni ’30 si era trasferita dalle Sorgenti a Salviano, erano proprietari di terreni coltivabili che negli anni ’70 vennero espropriati per la costruzione della Variante Aurelia e, qualche tempo dopo, anche per realizzare un insediamento di alloggi popolari.
Era conosciuta in parrocchia: partecipava alla vita della comunità ecclesiale di San Martino nei gruppi di preghiera e di volontariato. Era vedova dalla metà degli anni ’80, il marito Mario Giachetti, vigile del fuoco, era una figura assai nota soprattutto nel mondo sportivo (è stato insignito del cavalierato al lavoro proprio per meriti sportivi): nel dopoguerra era stato tra i primi a giocare a pallavolo, disciplina appena portata in Italia dagli americani, al punto da figurare tra i fondatori della Pallavolo dei Vigili del Fuoco e da giocare anche in serie A nel Venezia e in Nazionale per circa un anno, nel 1955-56 (quindi Azzurro d'Italia). Successivamente, sempre nel gruppo Tomei dei Vigili del Fuoco, è stato allenatore di canottaggio: tra i suoi allievi troviamo Marco Marconcini, campione del mondo nel singolo nel 1974.
Tra i Mancini è da ricordare Orlando Mancini, zio di Alfreda: è stato tra i consiglieri del primo Comune di Livorno del dopoguerra. Era socialista, aveva partecipato al congresso Psi del teatro Goldoni del ’21: lui apparteneva alla corrente riformista di Turati e non partecipò alla scissione di Gramsci ed altri, che portò alla nascita del Partito Comunista Italiano al teatro San Marco. —
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