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Rabbia e file in strada per entrare alle Poste: «Così è una vergogna»

Alessandro Guarducci Gianni Tacchi
Rabbia e file in strada per entrare alle Poste: «Così è una vergogna»

Caos in tutti gli uffici in concomitanza con le scadenze Imu e Tari Alla “centrale” di via Cairoli stop in anticipo e deve intervenire la polizia

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LIVORNO. Ore 10  di mercoledì 16 dicembre, via Marradi: le persone in fila per entrare alle poste formano una coda sul marciapiede che raggiunge l’incrocio con via Mameli. Ore 11, stessa scena alla Poste centrali con decine di cittadini in attesa lungo la via Cairoli. Non va meglio poco dopo le 13 all’ufficio postale di via Masi, con tanta gente in fila a due passi della stazione e tanta che invece rinuncia per stanchezza.

Le cose non vanno meglio nel pomeriggio, quando torniamo a controllare la situazione in via Cairoli: quando riusciamo ad accedere alla Poste, alle 16. 51 come mostra lo scontrino nella foto che pubblichiamo in pagina, abbiamo quasi duecento persone davanti: lo sportello sta servendo il numero 377 e il nostro ticket valido per tutte le operazioni è il numero 544... Una situazione incredibile, un disagio notevole e anche una situazione piuttosto pericolosa per l’eccessivo affollamento. Tanto che alle 17. 15 interviene una pattuglia dela polizia.

Ma qual è il motivo di questo disservizio che, secondo le testimoinianza dei cittadini, si protrae da un paio di giorni? Troppo numerosa l’affluenza dei cittadini (ci sono scadenze per i pagamenti) o invece c’è una difficoltà degli uffici postali – per ragioni di orario e di personale – nel far fronte alle richieste della clientela? Il direttore delle Poste centrali, Fabio Gallinella, impegnatissimo a calmare le legittime protese dei cittadini in coda. preferisce non rispondere alle domande del Tirreno e quindi una spiegazione ufficiale di questo caos non c’è.

Ci sono però i dati oggettivi, a partire dalle scadenze delle ultime ore: c’era tempo proprio fino a ieri per pagare sia la seconda rata dell’Imu che la terza della Tari, con tantissimi livornesi che si sono ritrovati all’ultimo minuto anche a causa delle conseguenze economiche della pandemia. In tanti, in questo periodo di crisi, hanno deciso di pagare in extremis, forse sperando in qualche rinvio dell’ultim’ora. Questo spiegherebbe il crescente aumento dei clienti da lunedì scorso. Insomma, ai classici servizi come per esempio la spedizione dei pacchi, l’invio delle raccomandate e le ricariche PostePay, oltre ai versamenti e ai prelievi, negli ultimi giorni si sono aggiunte queste due scadenze che hanno causato code, caos e rabbia tra la clientela.

E un’altra spiegazione delle duecento persone in fila quasi ogni ora sarebbe lo sciopero degli straordinari da parte dei dipendenti, con la conseguenza di alcuni sportelli chiusi anche nelle fasce orarie di maggiore affluenza. Insomma, carenza di personale nel momento clou dell’afflusso di cittadini: usiamo il condizionale perché, come anticipato, dal direttore non riceviamo chiarimenti. Fatto sta che mercoledì  è esploso il caos. «Non possiamo più dare ticket, alle 19. 05 dobbiamo chiudere e ci sono centocinquanta persone in attesa», spiegano gli addetti delle Poste a quei cittadini che si presentano in via Cairoli intorno alle 17. 30. Qualcuno va via, altri protestano e si arrabbiano con i dipendenti, altri ancora restano in fila senza ticket «perché ci sono delle scadenze e non possiamo rimandare».

«Siamo al limite della capienza, non si può entrare», risponde il direttore Gallinella a un cliente. Arrivano i poliziotti che cercano di spiegare la situazione a chi deve pagare un bollettino o spedire un regalo di Natale: si posizionano all’ingresso per evitare assembramenti e con il passare dei minuti l’affluenza cala. E da giovedì, con due scadenze in meno come l’Imu e la Tari, dipendenti e clienti si augurano che la situazioni migliori sensibilmente in tutti gli uffici postali della città. «Quello che è successo in questi giorni resta vergognoso, indecente – si sfoga un gruppetto di persone in attesa da circa due ore – ci sono le scadenze, è vero, ma tutto questo era prevedibile e la direzione delle Poste doveva organizzarsi in modo diverso».

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