Il Tirreno

Livorno

La denuncia della giovane mamma «Lividi e graffi sulla mia bambina»

Manuela D’Angelo
La denuncia della giovane mamma «Lividi e graffi sulla mia bambina»

La donna livornese si è presentata dai carabinieri: «Mi dissero che c’era un business sulle adozioni»

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MASSA. «Lividi e graffi sul corpo di mia figlia di soli due anni». È questo un passaggio, il più significativo, della denuncia presentata ieri al Comando provinciale dei carabinieri di Massa Carrara, da una mamma livornese, che è stata ospite di casa Sonrisa, a Massarosa, una delle strutture del gruppo Serinper, oggi sotto inchiesta per corruzione. La donna ci consegna la copia della querela perché vuole che «tutti sappiano» ciò che le è accaduto da quando, nel 2017, ha messo piede a Sonrisa, incinta di pochi mesi e con una bambina di due anni. Parla oggi, perché – spiega – ha realizzato che quello che accadeva in quelle quattro mura «non era colpa sua» e «non era normale».

La Procura, che sta proseguendo le indagini sul presunto sistema di corruzione, è al lavoro per far luce anche sugli aspetti che riguardavano la vita delle donne inserite nelle case – famiglia gestite della Serinper, la parte assistenziale, psicologica, e quella dei presunti maltrattamenti, per verificare se i bambini venissero nutriti adeguatamente, se dormissero su giacigli di fortuna e venissero puniti spesso, con metodi non proprio ortodossi.

«È vero – racconta la donna al Tirreno – avrei dovuto denunciare prima le condizioni in cui trovavo mia figlia quando mi assentavo, i lividi su tutto il corpicino e quei graffi profondi, ma le educatrici mi dicevano che la bambina si faceva male da sola, perché io ero stata una cattiva madre e che ero una povera matta. Minacciavano tutte noi di toglierci i nostri figli, non eravamo credute da nessuno e sapevamo che nessuno ci avrebbe creduto, perché è vero eravamo mamme disperate, con tanti problemi alle spalle». La donna la scorsa settimana apprende che è stata aperta una inchiesta sulla Serinper e che sono stati messi ai domiciliari i tre titolari. Legge anche alcune testimonianze di mamme, le “manovre di contenimento” sui minori per farli smettere di piangere, le condizioni di vita precaria nelle strutture di Aulla e di Massa e tutto torna: «Ho come rimesso insieme i pezzi di un puzzle e ora voglio giustizia». Così è andata dai carabinieri: «Trovai mia figlia con il corpo pieno di lividi e di graffi – si legge – Era spesso assente, come tramortita, sempre stanca, e una volta quasi non mi riconobbe, piangeva, non voleva più mangiare se c’erano le educatrici con noi e un giorno ne trovai una seduta sulla sua schiena, che con il suo peso, le impediva di respirare, perché stava piangendo». E ancora: «Dovevo farle fare la doccia fredda, perché mancava l’acqua calda; nella mia stanza trovai un coltello e pannolini sporchi. Mi dissero anche che girava droga». Ma c’è anche un altro passaggio su cui la Procura di Massa potrebbe decidere di voler vedere più chiaro: «Appena arrivai a Sonrisa le altre mamme mi dissero di fare attenzione perché c’era un business sulle adozioni dei nostri figli. E quando partorii (il secondogenito ndr) una delle educatrici mi suggerì di chiamare il bambino Marco (nome di fantasia), non con il nome tunisino che avevo scelto assieme al padre, perché così in futuro non avrebbe avuto problemi». –

Manuela D’Angelo



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