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Operai morti nell'esplosione in porto, rinviata la prima udienza: «Il giudice è incompatibile»
Livorno, quattordici le persone indagate per la scomparsa dei due dipendenti di Labromare. L’accusa è quella di omicidio colposo
LIVORNO. Salta la prima udienza per il rinvio a giudizio delle quattordici persone indagate per omicidio colposo per la morte di Nunzio Viola e Lorenzo Mazzoni, i due operai della Labromare scomparsi nel primo pomeriggio del 28 marzo 2018 durante l’esplosione della cisterna numero 62 all’interno della Neri Depositi Costieri. Il giudice per l’udienza preliminare Mario Profeta, infatti, al quale era stato affidato il fascicolo, si è astenuto – come prevede il codice – per i rapporti con un difensore e ha rinviato al 16 dicembre, data in cui comunicherà se la sua astensione verrà accolta. A questo punto sarà fissata una nuova data e un nuovo giudice.
Secondo la pubblico ministero Sabrina Carmazzi che ha coordinato la maxi inchiesta alla quale hanno lavorato quattro diverse sezioni di polizia giudiziaria, nel momento dell’incidente sono state violate molte delle regole che dovrebbero garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. In particolare all’interno di uno stabilimento come quello di via Leonardo Da Vinci, classificato come «ad alto rischio».
I due operai, insieme a un collega sopravvissuto all’esplosione, erano impegnati nello svuotamento della cisterna da un residuo di acetato di etile, un liquido infiammabile di categoria A (dunque molto pericoloso). A scatenare l’esplosione e poi l’inferno – secondo i tecnici della procura – l’evaporazione di quella sostanza, mista a ossigeno e subito dopo l’innesco: una scintilla creata per l’accumulo di cariche elettrostatiche che si sarebbero formate sulla parte finale del tubo di aspirazione. Nel momento in cui è avvenuta la scintilla l’acetato di etile, misto a ossigeno, avrebbe innescato l’esplosione provocando il cedimento strutturale del serbatoio e il suo innalzamento, con il conseguente flash fire: un’onda di fuoco che ha tra-volto i due operai che erano all’interno del bacino in posizioni diverse l’uno dall’altro. Una ricostruzione che non solo dà una spiegazione, ma dall’altra in qualche modo discolpa gli operai stessi da possibili comportamenti che avrebbero potuto portare allo scoppio della cisterna.
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