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Morte di "Pippo" Arpesani, via al processo: la famiglia cita i tre responsabili civili
L’incidente l’11 settembre 2018: la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per il conducente dell’autocarro e il capo della scorta
LIVORNO. La famiglia di Filippo “Pippo” Arpesani si è costituita parte civile nel processo per la morte del giovane, scomparso a 18 anni in un tragico incidente stradale l’11 settembre 2018. L’avocato della famiglia ha chiamato in giudizio, quali responsabili civili, la compagnia di assicurazione dell’autoarticolato contro cui si è scontrato il giocane in sella al suo scooter, nonché della LM Trasporti (proprietaria del mezzo nonché committente del servizio di scorta) e la ATE (Assistenza Trasporti Eccezionali) società per conto della quale gli autisti della scorte svolsero il servizio.
Due le persone indagate : il conducente dell’autoarticolato, Giorgio Chiappi, 48 anni, difeso dall’avvocato Manuela Montagnani, e di Mustafa Oraji, 47, iracheno di origini e residente a Pontedera, che quella notte era il capo scorta nominato dal legale rappresentate dell’impresa a cui era riconducibile il trasporto eccezionale. L’accusa nei loro confronti è quella di omicidio colposo in cooperazione, dunque l’ipotesi della Procura è che le loro condotte, anche indipendenti l’una dall’altra, abbiano causato il decesso del diciottenne. In particolare «per negligenza, imprudenza, imperizia, in violazione di leggi e regolamenti del codice della strada.
Per quello che riguarda il conducente, oltre a non aver segnalato quel maledetto perno che sporgeva sulla carreggiata per quasi mezzo metro (41 centimetri), avrebbe anche transitato in prossimità del margine destro della carreggiata proprio dove stava passando lo scooter di Arpesani. La responsabilità del capo scorta, invece, riguarderebbe il «non aver garantito, con l’organizzazione e il posizionamento dei veicoli di scorta presenti al momento dell’incidente, la massima visibilità del convoglio». Questo comportamento – sempre secondo l’accusa – avrebbe permesso ai veicoli che arrivavano in senso contrario al trasporto eccezionale di non essere fermati. Com’è successo al diciottenne.
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