Il Tirreno

Livorno

dalla sanità all’istruzione 

Seimila lavoratori pubblici in sciopero per il contratto e per le nuove assunzioni

Matteo Scardigli
 Seimila lavoratori pubblici in sciopero per il contratto e per le nuove assunzioni

L’adesione alla protesta è stata superiore al 60% nella provincia  Due i presidi che sono stati organizzati di fronte al municipio e all’ospedale

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Rinnovo del contratto, nuove assunzioni e sicurezza sul posto di lavoro per tutti i settori. Tre sono le rivendicazioni avanzate dai dipendenti pubblici in sciopero per evitare il collasso dei servizi e – prima ancora – delle persone che li erogano ai cittadini. Difficile calcolare l'adesione a causa del telelavoro, ma i sindacati stimano percentuali superiori al 60 percento. Ieri mattina due presìdi davanti al Comune prima e poi davanti all'ospedale. In piazza i lavoratori di Casalp, delle Dogane, della polizia locale, della Provincia, della questura, della sanità e della scuola. Una cinquantina in tutto, bandiere e striscioni, in rappresentanza dei circa 12mila colleghi in tutta la provincia, da Collesalvetti alle isole comprese. «Il settore pubblico è avanguardia e motore del Paese, se non siamo noi a lottare per il rinnovo del contratto il privato non lo avrà mai», spiega Giovanni Golino, segretario provinciale Cgil per la funzione pubblica. Davanti a palazzo civico si chiede anche «una digitalizzazione "vera" per favorire l'accesso dei cittadini ai servizi e semplificare il nostro lavoro», puntualizza Nella Benfatto della segreteria provinciale Cisl. «Quanto alle assunzioni, Luca Salvetti ha investito», aggiunge, mentre il collega Antonino Ciccolo attacca l'ex assessora Francesca Martini: «Aveva immobilizzato la macchina comunale». In una scuola con il 40 percento di lavoratori somministrati parla poi a nome delle 70 maestre interinali l'insegnante Cecilia Testa: «Anche noi lavoratori dei servizi per la prima infanzia siamo in prima linea perché i bimbi non sono distanziati (e non possono esserlo) e il nostro orario non è stato adeguato per ridurre il rischio. Servono investimenti anche per arginare la privatizzazione».

Luca Conti (Cgil polizia locale) racconta di un organico dei vigili urbani «già in carenza di 35 unità, senza contare Quota 100», un organico che aspetta con ansia anche il solo bando mobilità: «Dovrebbe portare una dozzina di persone, da dividere però fra tutti i servizi. Il vero piano di assunzioni è in pista ma non decolla, e nei tre anni ripianerebbe solo una parte del buco».

E ancora «mancano i distanziatori e nuove auto di servizio, manca il controllo periodico del personale con i tamponi molecolari per escludere almeno gli asintomatici», insiste Rosa Distaso (responsabile aziendale Uil Fpl). E poi la sanità, dove la coperta accorciata negli anni a forza di tirare già si strappa in alcuni punti, e il piano di Giani per assunzioni facili e veloci aiuta ma non convince. «Trasforma gli stessi lavoratori da interinali a tempo determinato», spiega Angela Ibelli (funzione pubblica Cgil): «Le assunzioni sono servite per attivare nuovi servizi; necessari, ma a noi che siamo tutti precettati con le ferie bloccate serve il turnover». L'ultimo rinnovo contrattuale risale al 2018 dopo 12 anni di attesa: «50 euro in più in al mese e un euro l'ora per 12 ore di reperibilità», precisa Francesco Redini (Cisl). «Nei reparti Covid-19 abbiamo infermieri alla prima esperienza formati con i webinar, abbiamo personale tolto ad altri reparti. Lavoriamo in uno stabile di 100 anni fa, ma l'Azienda va avanti d'imperio», riassume Emilio Chierchia (Uil Fpl), che infine conclude: «Ci fanno scavare una miniera con un cucchiaino». —

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