Gioco
Comandante livornese “prigioniero” da mesi su una nave al largo della Cina: «Ecco cosa mi manca di più»
L'impabracazione al centro di uno scontro commerciale tra Pechino e l'Australia. Gabriele Padovan: «No, non ci sentiamo abbandonati. Ma credo che il Natale lo passermo a bordo, lontano da casa»
LIVORNO. «Il mappamondo l’ho girato in lungo e in largo ma è difficile che il mio Natale non sia in questo miglio quadrato di mare al largo della Cina. Abbiamo calato l’ancora e stop, neanche per metter piede a terra: le autorità cinesi non ci autorizzano a farlo. Bloccati qui dal 29 luglio». “Qui” è la baia di Bohai: nel formato kolossal di qualsiasi entità cinese pare un angolino nel Mar Giallo eppure è grande più del golfo di Taranto. Lui è Gabriele Padovan – 59 anni, livornese con casa, moglie e figlio fra Ardenza e l’Ardenza (nel senso di stadio) – ed è un capitano di lungo corso che fin da quando, poco più che ragazzo, si è diplomato al Nautico Cappellini, non ha quasi mai fermato la navigazione. Fino a 132 giorni fa: da allora è in rada, 35 miglia a est del porto di Tianjin, fra i più importanti scali cinesi con 21 chilometri di fronte mare e una superficie quanto tutta Livorno più Rosignano Solvay.
Fin da dodici mesi fa
Da più di 130 giorni “prigioniero” in quest’oceano dall’altra parte del mondo, ma in realtà è dal dicembre dello scorso anno che Padovan è imbarcato e fa la spola fra il porto australiano di Abbott e le coste cinesi. Ha la responsabilità di comandante della nave “Antonella Lembo, tutt’altro che una carretta del mare visto che è stata costruita meno di dieci anni fa. Ventitré persone a bordo, 16 filippini e sette italiani: a parte il capitano livornese, quasi tutti campani, salvo un calabrese e un molisano. La nave”, 229 metri di lunghezza, ha nelle stive un carico di 91mila tonnellate di carbone siderurgico. Proprio quello è il problema: il guaio sta nella guerra commerciale fra le autorità di Pechino e quelle dell’Australia. In mezzo non c’è solo questa nave che batte bandiera italiana e appartiene all’armatore napoletano Fertilia.
«Abbandonati noi? No, – risponde il comandante – anzi sentiamo la premura delle istituzioni. Alla mail in cui avvertivo della nostra situazione le autorità italiane l’ammiraglio ispettore Luigi Giardino, uno dei più alti ufficiali del comando delle Capitanerie, ha risposto di persona nel giro di un’ora in una giornata semifestiva. E così il console italiano a Pechino. Mi sono sentito in dovere come comandante di rivolgermi alle autorità perché ho verso l’equipaggio la responsabilità che deve avere il “buon padre di famiglia”».
I sindaci in videoconferenza
Martedì 8 dicembre il sindaco Luca Salvetti ha parlato via videoconferenza con una decina di altri sindaci, a cominciare dal suo omologo napoletano Luigi De Magistris: per sollecitare il ministero degli esteri e per far pervenire all’equipaggio un messaggio che non li faccia sentire soli.
Al Tirreno il comandante Padovan disegna un incastro di date che «è complicato da far quadrare»: anche perché con il Covid c’è tutto «un concatenarsi di botta e risposta con gli uffici cinesi più la quarantena. Al tirar delle somme, non è realistico immaginarmi a Livorno il 25 dicembre». Poi per descrivere il suo stato d’animo va a ripescare dall’album una scena dal film “Il ponte delle spie” di Steven Spielberg: a Tom Hanks che gli chiede se non ha paura, uno straordinario Mark Rylance – Oscar, Golden Globe e British Academy per aver dato il volto alla spia sovietica Rudolf Abel – risponde solo: «Servirebbe?».
Risposta non c’è e comunque lui ha nel curriculum una lunga carriera con i galloni di comandante e sente sulle spalle «tutta la responsabilità di essere punto di riferimento per l’equipaggio: guai a lasciarsi andare», si rischia di trasformare in un inferno una situazione già complicata. Ecco perché nelle prossime ore ci sarà la possibilità di un supporto psicologico per il personale («è stato studiato che è di un anno il tempo limite per reggere il peso mentale prima che si creino danni e contraccolpi più costosi che pagare l’avvicendamento dell’equipaggio, in quel caso si trattava di piattaforme petrolifere offshore»).
Le possibilità? Tutte qui
Per il capitano Padovan il ventaglio delle soluzioni possibili non è poi così grande. «Ad esempio, andare a scaricare nel porto di Tianjin ma occorre l’ok di chi riceve il carico e il via libera dell’autorità competente, e prima di entrare in porto c’è da mettersi in fila per ottenere l’ormeggio. Poi proseguendo verso Corea e Filippine, dove la quarantena o non c’è o è molto meno lunga». L’alternativa: «Potremmo immaginare il cambio di equipaggio lasciando la nave all’ancora ma l’incrociarsi delle quarantene lo rende complicato». Come uscirne? Forse con un “corridoio umanitario” per semplificare i passaggi che consentiranno all’avvicendamento del personale.
«Mi ritengo fortunato»
«Sì, vorrei essere a casa – dice il comandante livornese – ma francamente mi ritengono fortunato rispetto a tante altre situazioni nel nostro mestiere. Noi siamo a bordo e abbiamo lo stipendio, ma quest’impasse ha lasciato a terra senza stipendio tanti marittimi. Non solo: qui accanto c’è una nave filippina, l’equipaggio è bloccato in mare, sono alla fame e campano come possono perché senza più rifornimenti e l’armatore li ha lasciati ormai da cinque mesi senza busta paga».
Caro comandante, avendo girato i mari del pianeta, cosa ha da dire ai livornesi da quest’altra parte del globo? «Di essere contenti di quel che si ha, senza lamentarsi troppo: complessivamente stiamo bene e ce la caviamo, non abbiamo idea delle condizioni in cui ho visto campare tanta gente. Siamo fortunati, tienamolo a mente». —
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