Il Tirreno

Livorno

Nella chiesa nata per l'epidemia ecco il presepe pop: "Dono alla parrocchia nel ricordo di mia nonna"

Mauro Zucchelli e Simone Fulciniti
Nella chiesa nata per l'epidemia ecco il presepe pop: "Dono alla parrocchia nel ricordo di mia nonna"

L’arte contemporanea di Fabio Leonardi viene accolta nella cappella ottocentesca di Santa Maria del Soccorso 

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La grande chiesa dalla fisiognomica neorinascimentale che domina piazza Magenta è per i livornesi semplicemente “il Soccorso”: una richiesta di aiuto alla Madonna e un grazie per lo scampato pericolo dopo il colera del 1835, pagata con una pubblica raccolta di fondi. Adesso, a quasi due secoli di distanza, in piena era Covid ecco che “il Soccorso” torna sotto i riflettori: lo fa con l’artista Fabio Leonardi che, dedicandola alla nonna Dina, dona alla parrocchia una tavola della “Natività”. Da inaugurare nel giorno che per i cattolici ricorda doppiamente una nascita che è una ri-nascita: siamo in vista del Natale di Gesù e siamo nel giorno dedicato all’Immacolata Concezione (cioè alla Madonna che nascerà senza peccato originale).

Fuor di dogma, per la comunità civile al di fuori del recinto ecclesiale è la sottolineatura di una ri-nascita, c’è da augurarselo, anche nel segno dell’arte, della cultura e della bellezza: un po’ come la chiesa del Soccorso fu per i fedeli di metà Ottocento. Fabio Leonardi parla il linguaggio del contemporaneo: con i personaggi a due dimensioni, un po’ icona bizantina e un po’ Trecento senese, ma riveduti e corretti da un flusso di freschezza fra pop art, fumetti e naif, ma soprattutto nel segno di una freschezza giocosa e allegra. Basta il segno grafico del ciglio nero della Madonna a dare, in mezzo a un intrecciarsi di linee curve, il senso dell’accudimento di quel Gesù Bambino che è soprattutto un bebè.

Del resto, Leonardi l’abbiamo conosciuto: ha giocato con i livornesi con il “biliardone” kolossal dell’installazione del calcio balilla nel fosso di viale Caprera a Effetto Venezia, così come il “cavallo di Troia” in piazza Civica, così come i “Cali-mori” dedicata alla tv amarcord di Carosello oppure i totem dei palchi dell’edizione 2014 e via elencando. La Chiesa prova a uscire da un’idea di arte e architettura sacra congelata al trapassato remoto. L’ha spesso detto il vescovo Simone Giusti, che può contare non solo su fede e studi teologici ma anche su una laurea in architettura: «Voglio portare l’arte contemporanea dentro le chiese perché gli edifici sacri parlino il linguaggio del presente e del futuro».

«L’opera è visibile da oggi, ci sarà una benedizione nella messa di mezzogiorno», dice don Alessandro Merlino che insieme a don Matteo Gioia si occupa della parrocchia. La chiesa ha un identikit ottocentesco ma non è nuova all’intreccio con l’arte: c’è un dipinto di Alberto Fremura (2006), e le acquasantiere sono sormontate da sculture di Vitaliano De Angelis e Giulio Guiggi, ora c’è anche un trittico di Ignacio Valdez per due figure chiave dell’Opus Dei (Josemaria Escrivà de Balaguer e Alvaro del Portillo) insieme al primo santo livornese Pio Alberto Del Corona e a don Giovanni Battista Quilici, prete coraggio nella Livorno dell’Ottocento e in passato qui c’era anche una grande opera di Ferruccio Mataresi per il “Discorso della montagna”.

LE PAROLE DELL'ARTISTA

«Ho voluto fare questa donazione alla chiesa di Santa Maria del Soccorso, perché è la chiesa del quartiere dove sono nato: un omaggio a mia nonna Dina, che non mancava mai di fare il presepe. Ci ha lasciato il giorno 8 dicembre di dodici anni fa, e mi sono sentito di dedicarle un ricordo». Chi parla è Fabio Leonardi, uno degli artisti livornesi più quotati della sua generazione, autore dell’opera la "Natività", che verrà esposta e benedetta in mattinata, nel corso delle celebrazioni per l’Immacolata.

«Sono legato da sempre a quel luogo, - continua Leonardi - ci sono di fatto cresciuto frequentando la parrocchia di Don Natale, parroco che organizzava un sacco di giochi per coinvolgere noi bambini scatenati. Circostanze che hanno recitato un ruolo fondamentale nella mia infanzia. Ma oltre al fatto personale, la donazione va intesa anche come regalo alla città: possa essere di buon auspicio per il futuro. Che aiuti a pensare in maniera positiva e propositiva». E poi le ragioni storiche. «Una chiesa costruita per chiedere aiuto dopo una forte epidemia di colera. Questa memoria mi ha stimolato parecchio, dato quello che che stiamo passando. Ho letto che al suo posto avrebbe dovuto esserci un ospedale».Leonardi racconta brevemente il suo lavoro. «Uno sguardo diverso dalla classicità: parlo di famiglia, di speranza. C’è San Giuseppe che osserva un fascio di luce in arrivo da una stella: è la sua guida. Poi la maternità col il bambino, certo: ma non è un fatto cristiano, bensì il pensiero di una Livorno legatissima alla Madonna, che ne invoca l’intervento nei momenti più tragici. Speriamo che il mio quadro porti buone cose».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web