Il Tirreno

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solidarietà 

La panchina dei giocattoli di Pizzino

C.G.
La panchina dei giocattoli di Pizzino

In via Cambini i titolari del locale hanno organizzato una raccolta per portare un sorriso ai bambini meno fortunati

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LIVORNO

Sante Ottone, Paolo Lami e Fabio Langella sono amici da 40 anni e insieme gestiscono il locale “Pizzino” in via Cambini (insieme a quello di via Angioletti), una pizzeria ma non solo, punto di ritrovo nel cuore della zona “aperitivo”, una delle mete fisse di fine giornata in tempi normali. Ma ora non siamo in “tempi normali” e l’emergenza covid ha picchiato duro anche qui. Eppure gli amici proprietari di Pizzino, anche se le difficoltà di questi mesi li stanno mettendo a dura prova, non sono tipi da piangersi addosso. E soprattutto sono livornesi, dal cuore d’oro e con tanta voglia di fare e non guardarsi indietro. Così hanno guardato avanti, anzi si sono guardati intorno: «Perché noi certo stiamo soffrendo, ma c’è chi soffre più di noi e questo Natale lo vivrà con un grande peso sul cuore. Per esempio chi ha bambini e non può permettersi di comprare qualche regalo» dice Sante. Così ecco l’idea: la panchina bianca in ferro battuto che staziona fuori dal locale, durante le feste sormontata da un albero luminoso, è diventata un punto di raccolta per la donazione di giochi. Chi vuole può lasciare lì giocattoli nuovi (e in molti lo fanno) ma anche usati ovviamente in buone condizioni, libri e peluche. «In pochi giorni - racconta Sante - abbiamo ricevuto montagne di regali, tanto da riempire tre ambulanze. E ovviamente la raccolta continua». L’iniziativa infatti si appoggia a Svs e Misericordia, che si sono impegnate a raccogliere i doni e poi a distribuirli a chi ha più bisogno. Da Pizzino non sono nuovi a gesti di solidarietà, hanno aiutato i ragazzi della pizzeria del Parco del Mulino e donato una bella cifra, hanno regalato pizze al personale ospedaliero. «Questa iniziativa - dice ancora Sante - ha portato un po’ di luce nelle nostre giornate. Perché davvero la nostra categoria è la più penalizzata, anche ora in zona arancione non è cambiato molto. E la nostra attività è sempre stata più legata alla socializzazione che alla cucina in sé, certo quando ci hanno fatto aprire a pranzo abbiamo lavorato ma il grosso del nostro lavoro è sempre stato la sera, all’aperitivo, a cena. I nostri clienti sono anche nostri amici, nella strada siamo tutti un po’ una famiglia, anche nei giorni scorsi alcuni locali sono stati alluvionati e ci siamo aiutati. Insomma è certo il guadagno che ci manca ma anche quell’atmosfera che il delivery, l’asporto certo non possono ricreare».Sante Ottone in questa “missione” della panchina dei giochi ci si è tuffato a capofitto: «Alla fine vengo nel locale più per questo che per il lavoro vero e proprio. E mi colpisce quanto la gente sia coinvolta. Regali nuovi e impacchettati oppure, se non sono nuovi, lavati e disinfettati, imbustati, con una grande attenzione. Ecco, un atteggiamento dei nostri clienti e in genere di tanti di quelli che frequentano questa zona, che ci rende felici, ci dà uno scopo. E ci auta a vedere positicvo e a non scoraggiarci». —



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