Gioco
Il ko al Tar soltanto sul piano attuativo
Il piano attuativo di dettaglio è stato bocciato dal Tar: l’Authority, come ripete il presidente Stefano Corsini, «ha operato nel presupposto, fino ad oggi indiscusso e condiviso a tutti i livelli di governo del territorio, che il piano regolatore portuale fosse da considerare alla stregua di un piano urbanistico generale e che quindi ammettesse una pianificazione attuativa derivata». E aggiunge: «Se così non fosse, mutatis mutandis, verrebbero messe in discussione le relazioni allo stato assodate tra piano regolatore portuale e pianificazione regionale e locale, con il rischio di estromissione di Regione e Comune da qualsiasi competenza in materia di pianificazione o attuazione del piano regolatore portuale».
Corsini respinge al mittente l’idea che il Tar abbia bocciato complessivamente l’Authority. Per almeno tre motivi. L’uno: tranne che sul piano attuativo di dettaglio, i giudici amministrativi hanno accolto le ragioni dell’Authority. L’altro: non c’è nessun problema di governance, anzi è proprio qui che si dimostra che il governo del porto «è indipendente (come è normale che sia)». Il terzo: questa sfilza di ricorsi sono presentati «anche da soggetti di solito concorrenti tra loro», dunque c’è una tendenza a usare questo strumento «per contrapporsi all’attività dell’Authority quando essa passa dalle dichiarazioni di principio alla concreta attuazione».
Non basta: Corsini dice che sì in comitato di gestione entrano figure designate da Regione e sindaci ma non ne è rappresentante. La nomina – mette in evidenza - è «di competenza del presidente del Comitato, facendo sì che una volta nominato, si instaura un rapporto organico che implica una sorta di immedesimazione del componente con l’ente nell’ambito dell’organo stesso, condizione ben diversa, come già accennato, dalla rappresentanza».
Da non dimenticare anche che l’operatività dell’ente ha dovuto fare i conti con una fase in cui era impossibile nominare il comitato di gestione, caso risolto «con una modifica normativa» ma la nomina poté arrivare «soltanto a circa 6 mesi dall’insediamento».
M.Z.
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