Il Tirreno

Livorno

Moby Prince, l’accordo tra armatori i soccorsi e una verità negata 29 anni

Andrea Rocchi
Moby Prince, l’accordo tra armatori i soccorsi e una verità negata 29 anni

Dopo le iniziative per una nuova commissione d’inchiesta la trasmissione Report torna ad occuparsi della tragedia 

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IL caso

Andrea Rocchi

29 anni, 3 processi, nessun colpevole.

C’è l’armatore, anzi gli armatori, c’è l’accordo transattivo miliardario tra Snam e Navarma, una “pax siglata per non farsi la guerra in Tribunale”, dice Francesco Sanna autore del libro “La strage impunita”, col “cerino in mano che rimane ad una curiosa assicurazione con sede nelle Bermuda”. Una “velocizzazione” - l’intesa tre mesi dopo la collisione nel più assoluto silenzio fra le compagnie - che colpisce la commissione d’inchiesta. Commissione che prova a far luce tra le nebbie che avvolgono la vicenda. Il presidente Lai che ammette: «Probabilmente senza quella rapida liquidazione oggi la Navarma non ci sarebbe più». E poi ci sono i contributi (72 milioni di euro) che lo stato dà a Moby e che elargisce ogni anno con una convenzione scaduta. Il caso Moby Prince torna sotto i riflettori nazionali ed è al centro della puntata di Report che andrà in onda sui Rai 23 lunedì prossimo.

E sotto la lente finisce lo Stato, nelle sue articolazioni: l’Agip Abruzzo, petroliera della Snam. La macchina dei soccorsi affidata alla Capitaneria di Porto. L’inchiesta di Report sulla più grande tragedia della Marineria italiana riparte proprio dalle conclusioni della commissione di inchiesta, dal lavoro giornalistico e d’indagine condotto da Francesco Sanna e Gabriele Bardazza, dalla nuova inchiesta per strage della Procura di Livorno coordinata dal procuratore capo Ettore Squillace Greco, dall’azione che da anni il comitato che raccoglie le vittime del Moby porta avanti, dall’ultima sentenza della Corte d’Appello di Firenze che dice no ai risarcimenti e definisce il lavoro della commissione parlamentare “un atto politico” ce non dice nulla di nuovo rispetto all’attività penale sin qui svolta. L’ultima beffa per chi ancora oggi piange e ha nel cuore le 140 vittime.

Report lancia la puntata di lunedì con un breve video di 3 minuti. E’ il 10 aprile 1991, il Moby Prince lascia il porto di Livorno alle 22. Si sente chiaramente il buonasera Moby dalla radio di bordo. Alle 22,25 si schianta contro l’Agip Abruzzo, una petroliera alta 26 metri e lunga 226. Ed a questo punto si sente un altro audio: «Moby Prince, Moby May Day, May Day. Siamo in collisione, siamo in fiamme». La linea diventa disturbato, l’allarme però si sente chiaramente. Quello che succederà lo sappiamo tutti. Quello che rimane è la sete di verità, che lentamente e a costo di lunghissime battaglie comincia a dipanarsi; e il bisogno di giustizia, una pagina che deve ancora essere scritta.

Francesco Sanna, il primo a scoprire e a rendere pubblico l’accordo assicurativo scritto tre mesi dopo la tragedia fra le due compagnie armatrici, è convinto che la luce che si è riaccesa sul caso Moby sia un fatto importante. «Credo che ogni iniziativa per tenere accesi i riflettori sulla vicenda sia importante. Dobbiamo far sentire a chi sta indagando, ai magistrati, alla direzione investigativa antimafia, alla polizia giudiziaria che lo Stato c’è ed è con loro». Sanna è convinto che la strada per accertare verità e responsabilità è tracciata. E ricorda come già il lavoro della commissione d’inchiesta abbia dimostrato come l’accordo transattivo fra Snam e Navarma abbia avuto un ruolo determinante nell’influenzare l’iter giudiziario. Un accordo peraltro che “entra per la prima volta in Procura nel 2018”, ma la cui influenza sembra condizionare l’accertamento dei fatti sin dall’inizio, dall’estate del 1991.

Loris Rispoli, che guida il comitato 140, è altrettanto convinto di come sia importante questo “risveglio” della politica, perché “il lavoro della commissione non è terminato”. «Oggi noi sappiamo che sul traghetto non sono morti tutti subito, ma che alcuni sono rimasti vivi per ore, addirittura fino al giorno dopo. Sappiamo inoltre che c’è stato un accordo transattivo fra compagnie che ha messo una pietra tombale sulla vicenda processuale. Me si tratta di una strage, come oggi sta accertando la Procura di Livorno, dobbiamo focalizzarci sulle responsabilità. E in particolare sulle responsabilità dell’armatore e della Capitaneria». Bene dunque la riapertura di una commissione d’inchiesta e le varie proposte a tutela delle famiglie delle vittime. Ma guai a pensare - dice Rispoli - che la richiesta di un indennizzo serva a mettere il tappo su un bisogno di giustizia che resta fortissimo. Necessario. —

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