Gioco
I vaccini nel superfreddo L’interporto si fa avanti
Necessaria una catena logistica a bassissime temperature per i prodotti Pfizer Il porto di Livorno riesce a trattare merci frigo ma per ora non c’è niente a meno 70°
livorno
L’interporto di Guasticce potrebbe essere uno degli snodi logistici per la distribuzione dei vaccini anti-Covid. La società si è fatta avanti offrendo alla Protezione Civile la propria candidatura, sotto le insegne della Regione Toscana e in tandem con l’Authority di Palazzo Rosciano: l’ha fatto ricordando che l’infrastruttura livornese è già stata selezionata come lo spazio fisico in cui collocare la piattaforma della logistica farmaceutica con l’investimento di alcuni grandi gruppi del settore che materialmente decollerà nei prossimi mesi con il via alla costruzione dei capannoni. Non solo: fa parte della “catena del freddo” di tipo alimentare (soprattutto ortofrutta) ed è in corso la realizzazione di un polo surgelati nelle immediate vicinanze del centro direzionale vicino all’ingresso ovest.
La conferma arriva da Bino Fulceri, amministratore delegato della società. Già ne aveva dato segnalazione il presidente dell’Authority Stefano Corsini nell’audizione che, in qualità di rappresentante di Assoporti (l’organizzazione delle istituzioni portuali), ha avuto a Montecitorio: «Ha una capacità di carico refrigerato pari a 90 milioni di dosi di vaccino fra i meno 2 e i meno 8 gradi e può essere pronta nell’ambito di un paio di mesi».
Tutto pronto? Un grande porto nazionale per far arrivare i vaccini e, a pochi chilometri di distanza, un importante interporto per gestirne lo smistamento. In realtà, i problemi non mancano: a cominciare dal fatto che una parte dei vaccini, quelli di Pfizer, devono essere conservati a 70 gradi sotto zero (e a 4 gradi solo per cinque giorni e tutt’al più un paio di due ore a temperatura ambiente). E questo, come sottolineato anche di recente dagli esperti, potrebbe rappresentare un problema visto che siamo ben al di sotto dei dispositivi di stoccaggio.
È vero peraltro che per i vaccini di Moderna, ad esempio, la temperatura di conservazione è assai più normale: tra 2 e 8 gradi, inizialmente si era detto per sette giorni, ora la durata arriva a un mese se rimane a temperature attorno allo zero (e in caso di congelamento a meno 20 gradi può mantenere l’utilizzabilità per sei mesi. Già gli esponenti del mondo del trasporto hanno messo l’accento sul fatto che «in Italia oggi nessun aeroporto può gestire prodotti a -75°» e che «a oggi la stragrande maggioranza dei Tir presenti in Italia non arriva al di sotto dei meno 25 gradi»: parole di Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto.
Livorno è abituata a trattare la logistica del freddo ma due fra i principali operatori come Tdt e Lorenzini hanno sì uno spazio per container frigo ma a temperature standard attorno ai 20-30 gradi sotto zero o qualcosa del genere. Per quanto ci si possa spingere, si può arrivare ai meno 65 gradi ma occorre sistemare gli impianti e adattarli alle nuove esigenze.
Mostra invece ottimismo il presidente dell’Authority livornese Stefano Corsini che, come dicevamo, è stato ascoltato in audizione alla commissione trasporti della Camera a nome dell’organizzazione delle istituzioni portuali: nel piano di distribuzione dei vaccini i porti «sono pronti a fare la loro parte», però sarà «fondamentale integrare i nodi di interscambio e le catene logistiche che ad esse fanno capo». Nella ricognizione fatta da Assoporti – si rileva – è emersa una rilevante disponibilità di quasi tutti i porti italiani (Savona, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia, Livorno, Napoli, Gioia Tauro, Bari, Taranto, Palermo, Cagliari). E aggiunge: «Tutti hanno la possibilità di stoccaggio in container o catene logistiche sviluppate, inoltre in tutti i porti italiani la catena del freddo è organizzata e quindi può sicuramente sostenere le necessità del caso».
Siccome si punta a accelerare al massimo i tempi fra produzione e inoculamento («circa 14 giorni»), a giudizio di Corsini il trasporto aereo «avrà sicuramente – ribadisce – un ruolo chiave nella distribuzione, invece i porti lo avranno in fase di stoccaggio e smistamento». —
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