Gioco
Ricettazione di gioielli rubati condannato l’orefice
LIVORNO
Confermate in Cassazione le pene a carico di due dei personaggi coinvolti nell’inchiesta “Golden Daytona” su un giro ben avviato che dai furti di ori e preziosi nelle abitazioni alimentava un’attività di ricettazione di gioiellerie. I ricorsi contro le condanne inflitte in appello a Agim Zuka, 38 anni, residente a Pontedera e a Pietro Spinella, 61 anni, orefice di Bibbona, sono stati dichiarati inammissibili dalla Suprema Corte. Restano in via definitiva i 4 anni per Zuka, assistito dagli avvocati Marco Meoli e Nicola Giribaldi, e i 2 anni 8 mesi per Spinella, difeso dall’avvocato Enrico Marinai. I due, con altri coimputati, nel luglio 2018 aveva scelto di essere giudicati con rito abbreviato. E ora sono arrivati fino al terzo grado di giudizio. Altri sono ancora a processo. Le contestazioni a carico dei due divergono per ruolo e responsabilità. Zuka, secondo la tesi dell’accusa riconosciuta anche dalla Cassazione, dal luglio all’ottobre 2015, tra Terricciola e Livorno, avrebbe collezionato una serie di reati, dalla ricettazione continuata al furto continuato e aggravato in abitazione. Spinella, invece, è stato riconosciuto colpevole per più episodi di ricettazione consumati a Cecina fra il novembre 2015 e l’aprile 2016, riuniti per continuazione. «Con riferimento a Zuka – scrivono i giudici – la contestazione di ricettazione riguardava differenti quantità di oro, prevalentemente monili, provento di furto, e altro metallo prezioso, in svariate occasioni ceduto dietro corrispettivo a Vincenzo Celentano (gioielliere di Pontedera, sotto processo per la stessa inchiesta, ndr) . Con riferimento a Spinella, la contestazione di ricettazione riguardava la cessione a Cerri Rubio (patteggiato 2 anni con la condizionale, ndr) di un cospicuo quantitativo di oro provento di furto, e quindi la ricezione di differenti oggetti di oro, provenienti da una serie di furti». —
P. B.
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