Gioco
Riapre il suo ristorante per aiutare l’ospedale: «Non ci è pesato, lo abbiamo fatto col cuore»
Livorno: l’osteria “La Volpe e l’uva” è uno dei cinque locali che insieme al manager Antonio Ania ha consegnato da mangiare gratis ai reparti “Covid”
LIVORNO. Ha riaperto il suo ristorante, chiuso dall’avvento della “zona rossa”, per aiutare i reparti “Covid” del nostro ospedale. «Purtroppo siamo chiusi anche per l’asporto e per le consegne a domicilio, ma non potevamo rimanere indifferenti di fronte a questa situazione. Dovevamo dare una mano, quindi siamo tornati al lavoro e lo abbiamo fatto, preparando tutto con le nostre mani». Voleva aiutare gli altri Monica Inghilleri. E così ha fatto, tornando nell’osteria “La volpe e l’uva” per preparare dei ravioli fatti in casa al cacciucco e una zuppetta di fiori di zucchine con l’orzo. E la sorpresa finale: i cantuccini artigianali alle mandorle, sempre di produzione propria. «È un momento difficile per tutti, sia per noi ristoratori che per il personale sanitario – spiega la donna – quindi abbiamo deciso di renderci utili per la comunità labronica, rimboccandoci le maniche in un momento di estrema difficoltà».
La ristoratrice ha risposto all’appello del direttore del supermercato “Zona” di Porta a Terra, Antonio Ania, che ha radunato lei e altri quattro colleghi per aiutare i reparti “Covid” del nostro centro sanitario, regalando loro in due settimane 90 pizze e 60 primi piatti, da lui consegnate a rianimazione, malattie infettive e al pronto soccorso coronavirus. «Ci ha fatto enormemente piacere – prosegue Inghilterri – ricevere le telefonate di affetto delle infermieri alle quali avevamo preparati i piatti. Una di loro ci ha anche scritto, noi lo abbiamo col cuore, non ci è pesato. Siamo tornati a lavorare molto felicemente. Speriamo di riaprire presto».
Il progetto ideato da Ania è semplice: lui, da manager della grande distribuzione, come aveva fatto anche durante la scorsa quarantena con tre pizzerie ha donato le materie prime, mentre i ristoratori ci hanno messo creatività e maestria. A iniziare era stata la pizzeria “Charleston” di viale Alfieri di Antonio Cataldo e Amedeo Simeone, poi “Pizzino” di via Cambini di Ottone Sante e “Un giorno all’improvviso” di Ciro Vitiello, in via Gramsci, e il ristorante “Porto di Mare” in viale Italia di Gianni e Giacomo Cardosi. «È normale, non abbiamo fatto niente di straordinario – spiega il fondatore dell’attività, Sergio Cardosi – dato che avevamo ideato la stessa cosa anche durante la scorsa primavera, visto che i miei figli hanno diversi amici che lavorano in ospedale. Stavolta siamo stati contattati da Antonio Ania, che ci ha fornito le materie prime. Abbiamo cucinato 15 risi neri e altrettanti topini all’orata, poi otto pappe al pomodoro di mare. Era per una trentina di operatori sanitari, che poi ci hanno ringraziato, rendendoci molto felici. Lo abbiamo fatto volentieri, non ci è pesato assolutamente. Speriamo però che sia l’ultima volta, perché vogliamo che quest’emergenza coronavirus finisca il prima possibile. Così poi invitiamo tutti a cena, che è meglio...».
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