Gioco
Addio all’artista Umberto Allori, il pittore livornese che amava girare il mondo
Aveva 83 anni, l’ultima mostra importante a Firenze a Palazzo del Pegaso lo scorso anno. Aveva fondato il Gruppo Attias e vinto molti premi
LIVORNO. Fino all’ultimo è vissuto sereno e circondato dalla sua arte e dalla sua poesia, nel suo appartamento pieno di cose, ricordi dei tanti viaggi e ricordi della sua amata moglie Lucia, una casa piena di quadri e di idee, di amore e di vita. Se ne è andato ieri, circondato dall’affetto del fratello Furio (anche lui artista molto conosciuto a Livorno), della cognata Gloria, dei tanti amici, a 83 anni, dopo una brevissima malattia lasciando un grande vuoto nel mondo dell’arte livornese. Lunedì 30 novembre alle 16 verrà trasportato alla Cremazione del Cimitero dei Lupi per l'ultimo viaggio. Dalle 15 alle 16 potrà essere salutato, una persona alla volta, alla Camera Mortuaria dell' Ospedale.
Umberto Allori (Umb’Allori, come gli piaceva firmarsi) è stato un punto di riferimento per molti artisti labronici, personaggio eclettico, scrittore anche, sempre in movimento alla ricerca di nuove forme di espressione. Una carriera lunghissima la sua la prima mostra nel 1953 al Premio Rotonda e poi un numero infinito di personali e collettive. Della sua prima mostrascrisse persino il maestro Voltolino Fontani e lui ne è sempre andato fiero. Complesso e lungo quanto la sua carriera il suo percorso, un’evoluzione continua da quei primi passi sulla scia macchiaiola, dipingendo dal vivo all’aperto, ma già con una visione che andava oltre la narrazione della realtà così come appare.
Del resto Umberto Allori esce nel ’59 dall’Accademia di Arte eDesign Leonardo Cappiello di Firenze, la sua pittura non può che cercare nuove forme di espressione. Presto, ben prima dell’avvento del turismo di massa, ci saranno i viaggi, da vero viaggiatore più che da turista, e anche questo influenzerà molto il suo lavoro. Nel 1966 con Piero Mochi, Mario Bonsignori, Roberto Saviozzi ha fondato il Gruppo Attias, un gruppo sensibile anche all’impegno sociale.Un sodalizio con una motivazione di fondo, la preoccupazione etica nei confronti del mondo e dell’esistenza. Già giovanissimo ha iniziato a esporre fuori da Livorno, in particolare a Firenze.
A Firenze si è svolta una delle sue prime mostre più importanti: nel 1967, con il gruppo Attias, alla Galleria Gay,’inaugurazione del sindaco La Pira.Dopo 20 anni il gruppo ha cessato la sua attività ma Umberto Allori ha proseguito il suo cammino tra mostre e premi, prestigiosi riconoscimenti.
“Da sempre viaggiatore globale”, è il titolo di una delle sue ultime apparizioni, un’occasione davvero importante, a Palazzo del Pegaso di Firenze, nel 2019, con il patrocinio della Regione. La mostra fu aperta dai Eugenio Giani, allora presidente dell’Assemblea toscana e a parlare dell’arte di Allori c’erano l’artista Lilly Brogi, il critico d’arte Michael Musone e il l poeta Giancarlo Bianchi. Un viaggio nelle opere di Umberto Allori, che con la maturità aveva perfezionato l’equilibrio perfetto tra realtà e sogno, una visione della vita inquieta eppure mai angosciante, spesso una predominanza di colori pastello a mitigare il rifiuto di statici dogmi, espressionismo volutamente influenzato dai grandi maestri come Gaudì ma poi virato in un’originale lettura che rende le sue opere uniche, affasciananti, attraenti come altri universi in cui si sente la necessità dii tuffarsi almeno per un istante. Come scrive il critico Michael Musone proprio in occasione della mostra di Firenze “il pittore Allori si rivela un maestro in quanto armonizza con colorazioni universalmente esplosive il cantico del creato con la creazione terrestre minimizzando la presenza umana che pur essendo vitale in tutti i tempi e certamente complementare alle sue visoni dei mondi. La mente dell’artista è un crogiolo di sogni e visioni”. E ancora: “Il sogno che diviene realrtà, la realtà trasformata nel sogno dell’arte di una mente che non si dà tregua davanti a qualsiasi sensazione o visione umana o terrestre e trasporta tutto il conglobato nelle più alte sfere celesti». Ecco, ora che ha lasciato la dimensione terrestre che tanto bene sapeva sublimare, Umberto ci piace immaginarlo comunque in viaggio, tra quelle sfere celesti che gli sono sempre state amiche.
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