Toscana
Quando vuoi correre via
Ti sei messo a correre di colpo, senza voltarti indietro. Sei uscito dalla tua classe di prima media, sotto gli occhi dei compagni e dell’insegnante; hai percorso il corridoio come in una gara delle olimpiadi e poi hai lasciato la scuola, con l’affanno e un po’ di disperazione. Ti avevano rimproverato – magari giustamente, magari no, questo non posso saperlo – e per reazione sei fuggito verso il centro di Prato, senza una destinazione precisa. Andavi semplicemente via. A undici anni si reagisce anche così, si corre. Ogni tanto mi sono messo a correre pure io. Una volta mi hanno ripreso due amici nel garage sotterraneo di un palazzo, ricordo ancora gli abbracci finali. Un brutto voto, una delusione d’amore, un castello di bugie destinato a crollare con i genitori, gli altri che ti isolano, una parola d’odio, la nostalgia. Qualcosa è stato. Lo sparo del tuo starter invisibile.
Tu eri il fuggitivo ma c’era anche un inseguitore. Il preside della tua scuola ti ha visto in lacrime e ha deciso che quelle olimpiadi doveva farle pure lui. Un po’ perché la tua sicurezza è il suo dovere, un po’ perché non voleva lasciarti solo. In queste cose non si riflette. Tu sei uscito e lui è uscito, tu hai corso e lui ha corso, tu non ti voltavi e lui non ti toglieva lo sguardo di dosso. Marciapiedi, svolte, vicoli, inciampi, auto e bici da scansare, quella signora con le buste della spesa, il respiro forte.
Non ti avrebbe ripreso: sei veloce e resistente. Però lui aveva il telefono. E mentre correva, ha avvisato la polizia. Ti hanno fermato in via Magnolfi, piano piano ti sei calmato con le parole del preside e poi con quelle della tua mamma. È una storia minuscola, è accaduta venerdì.
Sappi che vorrai farlo di nuovo, nella vita. A volte vorremmo tutti metterci a correre e, senza voltarci, andare via. L’esistenza di qualcuno che ti insegue, che ti cerca, che ti aiuta e che ti calma, ora non puoi apprezzarla, lo so. Ma è uno dei patrimoni più preziosi che hai.
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