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era nato a rosignano 

Portualità in lutto, a 72 anni si è spento Francesco Nerli

Mauro Zucchelli
Portualità in lutto, a 72 anni si è spento Francesco Nerli

È stato fra i “padri” della riforma che un quarto di secolo fa ha rivoluzionato l’economia delle banchine. In lizza per l’Authority contro Gallanti: si chiamò fuori

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Il suo compleanno era nello stesso giorno di quello di Josè Mourinho e di Gian Piero Gasperini, il mister dell’Inter del “triplete” e il tecnico dell’Atalanta dei miracoli. Come loro guidava una squadra, ma se “Mou” e “Gasp” hanno a che fare con undici giovanotti dietro un pallone, invece Francesco Nerli – che invece tifava viola – doveva occuparsi di far “giocare” un team ben più articolato e complicato: quello dei porti con migliaia di lavoratori, di imprese e di navi che fanno l’andirivieni. L’ha fatto per tanti anni, e ora il mondo delle banchine di tutta Italia è un coro di cordoglio, al di là delle appartenenze, per ricordare la scomparsa di quest’uomo delle istituzioni nato 72 anni fa a Rosignano Marittimo, che per due mandati ha retto le sorti del porto di Civitavecchia e poi è stato al vertice dell’Authority di Napoli.

nel toto-candidati a Livorno

La sua carriera fra moli e gru l’aveva visto a più riprese nel toto-nomi per la guida di Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale livornese. L’ultima volta nel 2011: il Pd labronico, per sbarrare il passo a Giuliano Gallanti, spese il nome di Nerli come l’unico in grado di reggere il confronto. Mal gliene incolse: fu lo stesso Nerli a chiamarsi fuori e a non prestarsi al gioco.

Era destinato probabilmente a diventare ministro o perlomeno sottosegretario, come segnala Gian Enzo Duci, numero uno di Federagenti, l’organizzazione di categoria degli agenti marittimi: «Sarebbe stato un ottimo ministro dei trasporti, ma da presidente di Assoporti in fondo in fondo è stato lui un vero e proprio ministro ombra».

otto anni in attesa di assoluzione

La sua ascesa è stata stroncata dal rinvio a giudizio chiesto nel 2008 dalla Procura della Repubblica di Napoli nell’ambito di una inchiesta su presunte contribuzioni economiche che l’accusa riteneva imposte a società operanti nel porto napoletano a favore dei Ds. Solo a distanza di quasi otto anni era arrivata la sentenza che l’aveva assolto con formula ampia: il fatto non sussiste. L’ultima volta che si era fatto sentire era per ringraziare Il Tirreno per come aveva dato notizia della sua assoluzione: gli aveva restituito l’onore e l’aveva fatto davanti agli occhi della sua città d’origine.

«La vicenda del suo rinvio a giudizio lo aveva colpito moltissimo, ferito e amareggiato più che irritato», sottolinea l’imprenditore Federico Barbera: «Di certo aveva anche somatizzato il dispiacere di veder messa in dubbio la sua dirittura morale, mai venuta meno». E lo stato maggiore di Assoporti rincara la dose: «Per oltre un decennio ha dovuto combattere per dimostrare la sua innocenza: per una persona dotata di un forte senso delle istituzioni è stata una enorme sofferenza, vissuta con grande dignità sino al riconoscimento pieno di innocenza».

Un altro uomo di porto come Franco Mariani affida a Shipmag il ricordo delle «sofferenze che ha patito quando ha dovuto affrontare un processo durato otto anni per aver organizzato una cena elettorale: processo che ha voluto concludere rifiutando la prescrizione, per ottenere la piena assoluzione». E aggiunge: «Francesco ha sofferto molto per quella vicenda, la sua dirittura morale non poteva essere motivo di dubbio».

la capacità di innovazione

Quella vicenda giudiziaria – dalla quale era uscito innocente ma umanamente molto provato – non deve far passare in secondo piano il ruolo che ha avuto e la capacità di innovazione che ha dimostrato. In tanti messaggi di cordoglio viene indicato come uno dei “padri” della legge che alla metà degli anni ’90 cambiò dalle fondamenta la fisionomia della portualità made in Italy.

È quel che sottolinea anche Enzo Raugei, presidente della Compagnia portuale: «Ha impresso il segno del cambiamento nella portualità. Per noi lavoratori portuali, negli anni in cui si discuteva della legge di riforma 84/94, è stato un riferimento grazie al quale è stato possibile correggere le derive negative di chi all’epoca spingeva per l’emarginazione e l’esclusione delle Compagnie dai porti: grazie a Francesco quel disegno non è passato». Da aggiungere che un altro big di questo mondo come Luigi Merlo (Federlogistica) parla di Nerli come del «capostipite e maestro dei presidenti delle Autorità pubbliche: un maestro in grado di affermare e difendere la funzione e il ruolo del pubblico nella portualità».

gli inizi fra le tute blu

E pensare che tutto era iniziato sotto le insegne di Cipputi e delle tute blu. Il clima della lotta l’aveva respirato da protagonista delle lotte studentesche nel ’68 alla testa del movimento. Poi l’impegno in trincea con il sindacato Cgil: come segretario territoriale della Fiom e della stagione unitaria nella Flm, come leader nazionale della Fillea e come dirigente della direzione nazionale Cgil Cisl Uil. Del Partito comunista era stato deputato a fine anni ’80 e, cinque più tardi, senatore. —

Mauro Zucchelli

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