Il Tirreno

Livorno

In pensione dopo 40 anni colonna dei vigili del fuoco: «Ricordi indelebili, ora largo ai giovani»

Stefano Taglione
Marco Stasi, al centro, durante la festa in caserma
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Marco Stasi, al centro, durante la festa in caserma

Livorno: Marco Stasi ha iniziato a fare il pompiere nel terremoto dell’Irpinia. A Livorno era capo reparto esperto: «Che emozione» 

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LIVORNO. Le sirene di autobotti e autopompe suonano a festa quando alle 8 di mattina conclude il suo ultimo turno in caserma. Dopo 40 anni da vigile del fuoco Marco Stasi, sessantenne da due giorni, ieri mattina è andato in pensione. E ora si dedicherà alla famiglia e alle sue più grandi passioni, come la corsa e la bicicletta. Pompiere dal 1980, quando da militare venne inviato in Irpinia per aiutare i terremotati, nel 1985 è entrato in pianta stabile nei vigili del fuoco labronici (prima lavorava come discontinuo, come molti colleghi del resto) fino a diventare capo reparto esperto.

Nel mezzo della carriera un anno come caposquadra a Prato, tre a Piombino, mentre dal 2000 non si è più spostato dalla nostra città, divenendo un punto di riferimento per tutti i colleghi che sono passati da lì, che lo hanno sempre stimato per le sua qualità umane e professionali.

Istruttore esporto di guida – ha insegnato anche ai colleghi nella scuola centrale antincendio di Capannelle, a Roma – ha operato durante la strage del Moby Prince, nel grande incendio delle Colline livornesi e in occasione dei più devastanti terremoti avvenuti in Italia dagli anni Novanta ad oggi. È stato quasi sempre chiamato a fare la sua parte, infatti, da pompiere espertissimo qual era. «L’intervento più difficile? Ce ne sono stati – racconta – ma forse quello per me più drammatico è stato l’incidente della nave Urania in bacino, nel 2015. Purtroppo ricordo anche diversi incidenti stradali, purtroppo sono intervenuto in molte occasioni. Non sono dei bei ricordi...».

La festa di ieri mattina, a sorpresa, la conserverà invece nel cuore. Fra i ricordi più belli. «I miei colleghi hanno salutato il “vecchietto” – dice – e sicuramente questo pensionamento mi lascia un po’ il vuoto, ma è giusto così. Largo ai giovani, come si dice. Dal punto di vista umano e professionale ho vissuto di tutto, è giusto fermarsi. Non perché non me la senta più di lavorare, sarei andato ancora avanti in realtà, ma è giusto che a 60 anni si lasci il posto a questi ragazzi pieni di energie, che sono bravissimi e molto preparati. Io ho già dato, insomma».

Adesso ha davanti la vita. «Mi dedicherò alla famiglia – racconta – e alle tante passioni che ho, come la mountain bike con cui vado in giro anche con alcuni colleghi vigili del fuoco, la corsa e le camminate. Mi piace andare in giro, non starò certo fermo. Farò il sessantenne e non ho certo paura di ciò che viene dopo la pensione». Con una nota, i vigili del fuoco lo hanno ringraziato per i 35 anni in caserma, augurandogli il meglio per il suo futuro. «Un’altra colonna del comando va in pensione», scrivono da via Campania. —
 

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