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Pochissimi supporti, ma le scadenze corrono e i ristori non si vedono

Pochissimi supporti, ma le scadenze corrono e i ristori non si vedono

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«A marzo eravamo degli invisibili, e ad oggi dallo Stato non ho avuto nulla», racconta Attilio Camposano.

Origini calabresi, 70 anni, commerciante ambulante dal 1975, si trasferì a Cecina per amore ereditando il banco di calzature del suocero aperto negli anni Cinquanta. Decenni di esperienza in giro per mercati e mercatini di mezza costa toscana lo hanno portato alla vicepresidenza nazionale di Fiva-Confcommercio, la Federazione italiana dei venditori ambulanti. Il suo 2020 “a singhiozzo” è lo stesso dei colleghi: «L’11 marzo ci hanno fatto chiudere e riaprire all’inizio di maggio, e ri-chiusi ancora il 15 novembre. Nel 2019 ho fatturato circa 80mila euro, quest’anno se va bene farò il 50% in meno, come gli altri; e dei bonus statali neanche l’ombra».

Oltre al danno per tutti, infatti, la possibile beffa ad personam che Attilio non riesce proprio a mandare giù. «Grazie ai rimborsi pubblici ai Comuni noi ambulanti abbiamo avuto l’azzeramento del costo del suolo pubblico per gennaio e febbraio – dichiara Camposano – poi uno sconticino sulla parte variabile della Tari e ora la dilazione dei pagamenti Inps: boccate d’ossigeno, per quanto piccole. Il mio problema è che ho inviato la domanda per i primi ristori ma non ho ricevuto nulla (altri invece hanno avuto), e se i nuovi ristori prevedono una cifra doppia rispetto a quanto già avuto... prenderò il doppio di niente».

Un colpo sotto la cintura per un uomo che in primavera, quando nei provvedimenti del governo Conte gli ambulanti non erano presi in considerazione, si era battuto perché dignità e diritti fossero riconosciuti ai suoi colleghi così come alle altre categorie di commercianti sulle aree pubbliche. La sua battaglia a giorni potrebbe portare finalmente a un’estensione degli aiuti di Stato a tanti altri operatori del settore, aiuti preziosi che però non vanno a risolvere il nodo fondamentale: «Personalmente sono scoraggiato perché non so più come investire nella mia attività, visto che non si sa quello che potrebbe succedere domani. Le nostre sono aziende come le altre – rivendica Camposano – da portare avanti con certi criteri: gli ordini per la primavera vanno fatti adesso. Ma i prodotti per l’inverno ce li teniamo sul groppone, mentre i fornitori vogliono essere pagati».

Lo sconforto di un’intera categoria riassunto nelle parole di un solo uomo: «Fra tutti siamo indecisi se chiudere o meno. Ma non si può e non si deve abbandonare, piuttosto – conclude – occorre trovare soluzioni condivise tenendo bene a mente che siamo tutti sulla stessa barca». —

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di Redazione web