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il riconoscimento 

La medaglia d’onore all’ufficiale livornese che rifiutò il duce

mauro zucchelli
La medaglia d’onore all’ufficiale livornese che rifiutò il duce

Giorgio Allori ha ricevuto l’onorificenza riservata ai deportati A consegnarla è stato il prefetto di Roma Matteo Piantedosi

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Giorgio Allori, 98 anni, livornese, era stato fatto prigioniero nei lager tedeschi dopo l’8 settembre 1943, ma la sua reclusione non è stata riconosciuta né dai nazisti né successivamente dallo Stato. Adesso, con tre quarti di secolo di ritardo, le autorità della Repubblica si sono rimesse in pari: il prefetto di Roma Matteo Piantedosi ha voluto consegnare personalmente ad Allori la medaglia d’onore riservata ai deportati ed internati nei lager nazisti. Allori è stato suocero dell'ex assessore Giuseppe Lezza, recentemente scomparso, ed è nonno della fotografa Laura Lezza e del videomaker Michele Lezza.

Alla cerimonia, tenuta in forma privata per esigenze di Covid, erano presenti uno dei figli, Francesco Allori, e le nipoti più piccole, Giorgia (15 anni) ed Elisabetta (10).

La storia di Allori è stata resa pubblica per la prima volta sull’Espresso da Marco Damilano lo scorso 25 aprile, come una nuova riflessione sulla Resistenza.

Damilano ha raccontato il suo quaderno azzurro di prigioniero di guerra. Mai riconosciuto tale, perché nazisti e repubblichini avevano inventato la categoria di “internati militari” per escludere lui e quelli come lui dalle tutele che ha la condizione di “prigioniero di guerra”. Per almeno vent’anni l’ha fatto anche lo Stato italiano repubblicano nato (anche) dal loro no: erano solo soldati e avevano fatto la loro parte. Quelli come Allori erano quasi 650mila militari italiani che avevano rifiutato di continuare la guerra dalla parte di Hitler e Mussolini: anche se significava prigionia anziché prebende. Quella di Allori è un’esperienza di lavori forzati ed è una girandola di lager e campi di internamento: Torun, poi Czestochowa, quindi Przemysl e Norimberga, dunque Altengrabow, infine Berlino. L’importante, forse, era solo farli sentire completamente in balìa altrui. Alla fine, per lui, è arrivato il giorno del ritorno dall’abisso. Sopravvissuto: con l’arrivo a Livorno dopo la prigionia e con il senso di libertà di potersene andare dalla famiglia. E l’aver raccontato la storia di Giorgio Allori ha riportato sotto i riflettori, finalmente, la vicenda dei prigionieri di guerra che è stata per anni e anni ignorata. —



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di Redazione web