Gioco
Fatturato in calo del 30% ma dallo Stato ho avuto soltanto 1.200 euro...
I contributi sono certamente importanti, ma chi ha un’attività pensa e vuole soprattutto svolgere la propria professione. «Le 600 euro non le vogliamo, vogliamo lavorare. Non siamo noi gli untori del Covid-19», tuona Catia Giannoni, titolare dal 2011 della profumeria Giuse (come la mamma Giuseppina, che l’aprì nel 1958) di Cecina.
Lei dietro a quel bancone ha iniziato quando di anni ne aveva 9 come timida bimba di bottega, poi la vita l’ha portata altrove fino a quel terribile 1986 in cui la morte del padre la costrinse a tornare. Da allora una crisi così non l’ha mai vista.
«Siamo rimasti aperti sia nel primo lockdown che durante questa zona rossa perché vendiamo prodotti per l’igiene della persona, ma col crollo verticale degli incassi non riusciamo a trovare neanche i soldi per pagare la luce», confessa.
Tirando le somme «a marzo e ad aprile abbiamo perso più o meno il 66 e il 76 percento di fatturato, che sull’anno fanno circa il 30 percento. Le cifre esatte sono molto difficili da calcolare».
Dallo Stato sono arrivati solo i due ristori da 600 euro, ma non bastano.
«L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, e qui per regia volontà politica si spara nel mucchio dei negozianti, perché tanto non abbiamo peso elettorale – dice la donna – mettendo la testa sotto la sabbia. E in mezzo alla confusione la gente pensa che magari siamo chiusi davvero e non viene a fare acquisti».
Per la sua attività Giannoni ha usufruito del rinvio delle tasse «ma tanto ora ci sono da pagare lo stesso. Lo Stato – spiega – vuol essere pagato, pensa che se un negozio è aperto allora lavora; ma non è così, affatto, e lo dimostra l’alta turnazione di esercizi in questi anni. Siccome sono aperta ho delle spese, e ci sono dei fine mese in cui devo sborsare migliaia di euro per i fornitori».
Il Comune invece le ha diminuito del 25 percento la variabile della Tari per l’anno in corso sul secondo acconto. La Regione nulla. Resta il sostegno di Confcommercio. «In questo momento prevale lo sconcerto perché siamo in mano a nessuno: non si vede un programma, un progetto per cosa succederà “dopo”. Si punta il dito sui negozi e gli altri luoghi di lavoro come se fossimo noi causa della diffusione del virus, ma il vero problema sta nel trasporto pubblico e nelle piazze dove si crea assembramento senza regole», aggiunge Giannoni, che poi conclude.
«Piuttosto ci volevano gli ausiliari Covid-19 da mandare nelle strade per spiegare le tre semplici regole per evitare il contagio. Così, invece che tagliare l’occupazione, si creavano anche posti di lavoro. Ma questo non è stato fatto». —
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