Il Tirreno

Livorno

la giornata contro la violenza sulle donne 

Sedie vuote per ricordare Ilaria e Francesca

Michele Falorni
Sedie vuote per ricordare Ilaria e Francesca

All’ospedale di Cecina un drappo rosso all’ingresso e un’installazione che rende omaggio alle due vittime di femminicidio

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CECINA.

Dal 1999, il 25 novembre di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Voluta dall’Onu, riunita in assemblea con le Nazioni unite, serve a riflettere su una enorme piaga sociale e culturale. Ieri, accanto all’ingresso dell’ospedale di Cecina, la direzione medica e infermieristica ha steso un lungo drappo rosso. Davanti al centro di prenotazione delle visite, ha posizionato su due sedie le foto delle vittime Ilaria Leone e Francesca Citi, vittime di femminicidio, ricordando così a tutti due episodi tragici avvenuti nella nostra zona, insieme a un manifesto raffigurante numerosi volti, a un paio di scarpe rosse posato sul pavimento e un diario sul quale scrivere. Hanno contribuito all’allestimento la famiglia Cantini (Dimensione Stampa Rosignano Solvay) e Cambi Biancheria (zona industriale le Morelline a Marittimo). Valentina Guerrini, dottoressa e referente del pronto soccorso per il codice rosa, spiega che da anni ormai l’azienda sanitaria intraprende un percorso che, con la nascita dell’Asl Nord Ovest, ha uniformato in Toscana le procedure di accoglienza per chi, purtroppo, subisce maltrattamenti. Un modo per ricevere sempre nello stesso modo le persone il cui caso, entro 20 minuti, deve essere seguito. A Cecina, nel reparto diretto dal dottor Paolo Pennati, una stanza rosa è da tempo attrezzata con un lettino, materiale sanitario utile all’eventuale raccolta dei campioni biologici e una macchina fotografica. Senza dimenticare che l’assistenza prosegue anche fuori dall’ospedale, poiché in città si trovano il consultorio e il centro ascolto antiviolenza. Guerrini conferma poi che a breve sarà costituito un gruppo di intervento composto da assistenti sociali per dare risposte alle donne vittime di violenza. L’autofinanziamento del personale e la donazione da parte del gruppo Avo – l’associazione dei volontari ospedalieri – permetterà l’acquisto di altri generi necessari. Il messaggio e la raccomandazione esplicita è denunciare l’atto, raccontando la propria vicenda al pronto soccorso, perché il codice rosa è uno strumento di tutela contro situazioni poco piacevoli che spesso si verificano in famiglia e nei luoghi di lavoro. L’invito a parlare aiuta a comprendere la vicenda e cercare una soluzione, evitando di tacere e di chiudersi nel silenzio. Serve insomma superare il muro della paura, presentandosi in ospedale per dialogare con persone specializzate. Il drappo rosso steso di lato all’ingresso, così come le fotografie sulle sedie e il pannello con i volti, sono rimasti per tutto il giorno. A molti non è sfuggito il senso dell’istallazione, voluta per sottolineare la gravità del problema. —



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